2 Dicembre 2018
20:06

Il Premio Nobel per la Pace Nadia Murad in “Sulle sue spalle” dà voce e speranza al popolo Yazidi

Nadia Murad, Premio Nobel per la Pace 2018, è sopravvissuta al genocidio del 2014 messo a segno dall’Isis nella sua città. La sua famiglia fu sterminata e lei fu fata prigioniera e sottoposta a qualsiasi tipo di violenza. Per pura coincidenza, riuscì a salvarsi e da allora è voce e speranza del suo popolo, vittima ancora di soprusi e ingiustizie che non vanno dimenticate. Al cinema dal 6 al 12 dicembre.
A cura di Ciro Brandi

Alexandria Bombach è la regista di “Sulle sue spalle”(“On Her Shoulders”), straordinario ed emozionante documentario incentrato sulla straziante storia di Nadia Murad, Premio Nobel per la Pace 2018, ex-aequo con Denis Mukwege, ginecologo e attivista congolese. Quando aveva appena 20 anni, nell’agosto del 2014, L’Isis attaccò Sinjar, la città della Murad, sterminando sua famiglia e gran parte dei cittadini di fede Yazidi. Lei fu catturata, subì ogni genere di violenza e solo per una coincidenza riuscì a mettersi in salvo.

Nadia Murad, volto e voce di un popolo dimenticato

Oggi, Nadia è diventata il volto del suo popolo e continua a raccontare la sua storia, ripercorrendo con coraggio quei momenti terribili e riaprendo ferite recenti perché quanto è accaduto e, sta accadendo, non passi sotto silenzio e perché la sua voce diventi il grido di speranza di un’intera popolazione. E’ proprio la regista Bombach a spiegare il genocidio commesso dall’Isis e lo stato d’animo di Nadia che non si è mai abituata a quel dolore:

Questo è un film che esplora quello spazio – la distanza tra la vittima e la sua voce, la fragilità delle emozioni umane che insieme provoca e ostacola un cambiamento positivo, e l’incredibile caparbietà e resilienza di una donna disposta a sacrificare se stessa per giocare al gioco dei media che è diventato il sostegno internazionale. I passati tre anni della vita di Nadia sono stati inimmaginabili. Il 3 agosto del 2014, l’ISIS dichiarò che le persone Yazidi nel nord dell’Iraq erano da lungo tempo una vergogna per la loro idea di Islam, e si prepararono al genocidio. Si stima che siano state uccise 5.000 persone nelle settimane successive, e che oltre 7.000 donne e bambini siano stati catturati per diventare schiave del sesso e bambini soldato. Diciotto membri della famiglia di Nadia furono uccisi o posti in schiavitù. Appena comincia a raccontare la propria storia, che ho sentito più e più volte, si potrebbe pensare che ormai ci si sia abituata. Ma Nadia comunica il peso della sua esperienza con il suo sguardo. Al termine di ogni incontro, un teleobiettivo la cattura mentre affonda nuovamente in se stessa per riprendersi.

L’estenuante giro del mondo in cerca di aiuto e speranza

La Bombach ha seguito Nadia Murad nell’estate del 2016, nel suo estenuante giro per il mondo per cercare una speranza, un modo per aiutare gli Yazidi e, ogni tanto, quella luce nel suo sguardo si è anche affievolita quando le venivano rivolte sempre le stesse domande, ma mai spenta:

Ho seguito Nadia durante l’estate del 2016. Dai campi per rifugiati in Grecia ad una manifestazione in occasione dell’anniversario del genocidio a Berlino, alla Camera dei Comuni di Ottawa e agli uffici delle Nazioni Unite a New York, la sua vita è in costante movimento. Quello che ho trovato è un processo estenuante, senza una vera mappa ad indicare il successo. Iniziai a vedere che stava perdendo la fiducia nei media. Sembrava che l’incessante raffica di domande diventasse più spesso “Come ti hanno stuprata?” invece di “Cosa può essere fatto per gli Yazidi?”. Nadia stessa sa che le sue parole hanno spinto alcune persone all’azione. La mia speranza è che questo accesso intimo e privilegiato alla sua vita, al di là del palcoscenico, riveli le reali fatiche che una comunità senza voce è obbligata ad affrontare per spingere il mondo ad aiutarla.

Nel documentario compaiono anche Murad Ismael, Presidente dell’Associazione Yazda; Amal Clooney, che accompagnerà Nadia a parlare dinanzi all’Assemblea Generale dell’ONU e Ban Ki-moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite dal 2007 al 2016. La Murad ritirerà il meritato Nobel il prossimo 10 dicembre mentre “Sulle sue spalle” sarà distribuito nelle nostre sale da I Wonder Pictures dal 6 al 12 dicembre.

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