17 Aprile 2012
21:58

Il primo uomo di Gianni Amelio fonde storia e autobiografia

Gianni Amelio torna nelle sale con un film commovente e profondo, tratto dal romanzo autobiografico postumo di Albert Camus, “Le premier homme”. Molto sono i punti in comune tra la vita del regista e quella del famoso scrittore.
A cura di Ciro Brandi

Gianni Amelio torna nelle sale, il 20 aprile, dopo sei anni dalla sua ultima pellicola, “La stella che non c’è”, con Kim Rossi Stuart. Il ritorno è in grande stile, dato che il regista sbarcherà al cinema con il film drammatico,“Il primo uomo”, tratto dall’omonimo romanzo autobiografico postumo di Albert Camus, vincitore del premio della critica al Toronto Film Festival. Si tratta probabilmente della pellicola pù rilevante, anche sul piano internazionale, di tutta la lunga carriera del regista calabrese. Le bozze (esattamente 144 pagine) del romanzo di Camus, “Le premier homme”, furono trovate tra le lamiere dell’auto dove lo scrittore trovò la morte a causa di un terribile incidente, e in esse è raccontato un viaggio dall’infanzia dell’autore fino agli anni della Guerra d’Algeria (1954-1962), una ferita sempre aperta per i francesi e gli algerini, che probabilmente non si rimarginerà mai. Amelio ha dichiarato di aver ritrovato le tracce della sua Calabria nell’infanzia di Camus ad Algeri tra guerre, contraddizioni, disagi e proteste, seppur in epoche e contesti diversi, quindi “Il primo uomo” è stato anche per lui un commovente viaggio nella memoria, una sorta di autobiografia. Episodi che si riferiscono soprattutto all’infanzia di Camus e alla ricerca successiva di suo padre, in cui Amelio riconosce tratti della sua storia personale, poichè il padre emigrò, da giovanissimo, in Argentina e non l’ha mai conosciuto. Una pellicola poetica, forte, profonda, da apprezzare in ogni minimo dettaglio e assolutamente da non perdere.

La trama

Il primo uomo

Jacques Cormery, alter-ego dello scrittore Camus (e dello stesso Amelio), fa ritorno in Algeria poco prima del 1960 e qui ritrova la madre. Ma il suo Paese è in pieno conflitto tra il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e l’esercito della Francia. Egli crede nella convivenza pacifica tra arabi e francesi, ma la realtà è costituita da attentati e pratiche di tortura che va avanti per sette anni e mezzo. Jacques è figlio di coloni francesi e ha trascorso in Algeria un' infanzia poverissima con la madre e la nonna. Ora torna a quarant' anni, scrittore di successo, e il suo paese è totalmente devastato: ha perduto il padre, caduto al fronte sulla Marna, quando aveva solo un anno, e ora ne cerca la memoria interrogando coloro che lo conobbero.

Il cast

Il primo Uomo

Nel cast scelto da Amelio spicca la bravissima Maya Sansa, la quale esordisce nel 1999 con il film di Marco Bellocchio, “La balia”, per poi girare nel 2003 “La meglio gioventù”, di Marco Tullio Giordana. Il New York Times, nel 2004, le dedicò addirittura una pagina intera definendola la nuova icona del cinema italiano. Altri suoi successi sono stati “L’amore ritrovato” di Carlo Mazzacurati e Un altro mondo diretto da Silvio Muccino, del 2010. Ne “Il primo uomo” sarà la madre del piccolo Jacques Cormery (interpretato da Nino Jouglet), Catherine. Il protagonista maschile è invece lo straordinario Jacques Gamblin. A completare il cast troviamo Catherina Sola, Denis Podalydès e Hachemi Abdelmalek.

La nostra recensione

Il primo uomo” è senza dubbio il film più commovente, poetico e completo del regista Gianni Amelio. Il regista riesce con estrema delicatezza e padronanza della macchina da presa a passare dal presente al passato, affidando il ruolo principale ad uno straordinario Jacques Gamblin, il quale da vita ad un Jean Cormery schivo, pensieroso, nostalgico, sofferto e profondo. Tutto è perfetto: le inquadrature, la sceneggiatura, la sensazionale fotografia (di Yves Cape) e la scelta del cast. La storia personale ha sullo sfondo l’orrore della guerra, anche se Amelio riesce a smorzarne l’angoscia e la tristezza con frasi ad effetto e scene drammatiche e malinconiche ma mai patetiche o compassionevoli, ricorrendo alla sua solita eleganza e poetica nel trattare il testo e gli attori. Le sue immagini ci fanno pensare, restare a bocca aperta, ci fanno riflettere sul nostro passato comune, sulle battaglie collettive, sulla ricerca di un qualcosa o qualcuno che abbiamo perso e che abbiamo intenzione di recuperare almeno per riuscire ad averne un ricordo più nitido e “concreto” o per compensarne il vuoto che ha lasciato. Gianno Amelio, anche stavolta, ha prodotto un cinema di estrema raffinatezza, d’importanza storica e intenso in ogni singolo fotogramma. Da non perdere.

Voto: 9

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