Il 2 agosto 1999, a Philadelphia (Pennsylvania), si teneva la première del fenomenale “Il Sesto Senso”(“The Sixth Sense”, cult assoluto di M. Night Shyamalan, che conquistò subito critica e pubblico. Il regista di origini indiane racconta la storia di Cole Sear (Haley Joel Osment), un bambino di 9 anni che asserisce di vedere i morti e che anche loro sembrano vederlo e cercarlo costantemente, causando in lui dei gravi disagi. A peggiorare le cose, c’è sua madre Lynn (Toni Collette) che non gli crede. Ad aiutarlo c’è lo psicologo Malcolm Crowe (Bruce Willis) che cercherà di capire e risolvere i suoi problemi, anche se, a sua volta, vive una situazione non facile. Mesi prima, un suo ex paziente si è introdotto in casa mentre era con sua moglie e gli ha sparato, accusandolo di non averlo guarito dai suoi disturbi. Mentre cerca di capire che fine abbia fatto il suo matrimonio, l’uomo sembra essere ignorato dalla moglie e si dedica interamente a Cole. Ma la realtà non è come sembra.

L'assenza di comunicazione che va oltre l'horror

Definire “Il Sesto Senso” come un semplice horror è decisamente riduttivo. Shyamalan, alla sua seconda prova come regista, dopo “Ad occhi aperti”(1998), è più un thriller psicologico con l’elemento horror, che non è mai disturbante come i classici del terrore che ci fanno saltare sulla poltrona ma inconsistenti e, talvolta, sempre uguali. Il tema principale della pellicola è la sostanziale assenza di comunicazione tra la persone, in questo caso con la propria moglie, tra madre e figlio, tra paziente e dottore, che si rispecchia poi in quello tra regno dei morti e quello dei viventi. Tutti i personaggi, delineati perfettamente dal regista che è anche sceneggiatore della pellicola, cercano d’imboccare un ponte, un sentiero che li porti a completare un percorso incompiuto, rimettere a posto l’ultimo pezzo del puzzle o semplicemente aprirsi all’altro senza timori ma con la speranza di essere creduti incondizionatamente. Naturalmente, le scene horror (sovrannaturali e giocate sulla psiche) sono forti ma passano decisamente in secondo piano rispetto al dramma psicologico vissuto dai due protagonisti principali. “Il Sesto Senso” ci spaventa, ci stupisce (eccome, soprattutto nel finale a sorpresa) e ci commuove, cosa che non accade negli horror tradizionali, e questo è un altro un importantissimo punto di forza della narrazione di Shyamalan che ritroveremo (seppur in maniera più lieve) in altri suoi film come “Signs”(2002),The Village”(2004) e “Lady in the Water”(2006).

Gli incassi e le 6 nomination agli Oscar

Questo piccolo capolavoro della cinematografia, partendo da un budget di 40 milioni di dollari, riuscì ad incassare quasi 673 portando a casa ben sei nomination agli Oscar – Miglior film, Migliore regia, Miglior attore non protagonista (HaleyJoel Osment), Migliore attrice non protagonista (Toni Collette), Migliore sceneggiatura originale e Miglior montaggio) – altra cosa assolutamente non comune per il genere horror. Nel 2007 fu inserito addirittura dall’AFI tra i cento migliori film americani di tutti i tempi. Un successo straordinario e meritato che continuerà anche tra altri 20 anni.