Il 19 settembre 1997 usciva la spassosa commedia “In & Out”, diretta da Frank Oz e interpretata da un grandissimo Kevin Kline. L’attore è nei panni di Howard Brackett un insegnante di arte drammatica al college di Greenleaf, in Indiana. L’uomo è in procinto di sposarsi con la sua amata Emily (Joan Cusack) e proprio a pochi giorni dal matrimonio, mentre la coppia sta seguendo in televisione la cerimonia degli Oscar, l’ambita statuetta come Miglior attore viene assegnata a Cameron Drake (Matt Dillon), ex allievo di Howard. L’esultanza del professore si stoppa quando, nel discorso di ringraziamento, Cameron dichiara in diretta che il suo insegnante è gay. Da quel momento, Howard sarà attanagliato da curiosi e giornalisti e la sua vita sarà trascinata in un turbine di situazioni surreali e imbarazzanti.

L'idea del film nata dal discorso agli Oscar di Tom Hanks.

Non tutti sanno che la trama del film prende spunto dal discorso di Tom Hanks dopo aver ricevuto l’Oscar, nel 1994, come Miglior attore protagonista per “Philadelphia”. Nel film, Hanks è un avvocato omosessuale sieropositivo e, dopo aver ritirato il premio, l’attore decise di ringraziare un suo ex professore del liceo. L’unico neo era che l’uomo non aveva mai dichiarato apertamente la propria omosessualità. Il regista Frank Oz e lo sceneggiatore Paul Rudnick non si fecero sfuggire quella clamorosa gaffe e il risultato è stata una delle commedie più divertenti in assoluto degli anni ’90, antesignana del filone dedicato ai film a tematica gay, sempre pluripremiati dal pubblico e dalla critica.

Lo scardinamento dei luoghi comuni legati all'omosessualità.

Oz aveva già diretto altre esilaranti commedie come “Muppets alla conquista di Broadway”(1984) e “La piccola bottega degli orrori”(1986) e per “In & Out” sceglie comunque la linea della “commedia per tutta la famiglia” (anche se in USA il film fu vietato ai minori di 13 anni), mantenendosi sempre nei limiti del “politicamente corretto”.  La pellicola è piena di inevitabili e facili luoghi comuni e stereotipi legati all’omosessualità ma, soprattutto, Rudnick è bravissimo a scardinarli e a renderli freschi ed originali, infarcendoli di battute al fulmicotone che colpiscono nel segno, senza mai essere volgari. Il film ha un andamento abbastanza lineare per i primi 20 minuti, per poi accelerare dopo la rivelazione di Cameron Drake, vero punto di snodo dell’intera vicenda che, tra l’altro, dura “solo” 90 minuti, che passano in un batter d’occhio, grazie soprattutto ad uno dei cast più azzeccati della storia della commedia americana.

Kevin Kline, pilastro dell'intero progetto.

Kevin Kline è il pilastro dell’intero progetto. L’attore, allora 50enne e già vincitore di un Oscar al Miglior attore non protagonista per “Un pesce di noma Wanda”(1989), diretto da Charles Crichton, è un vero e proprio mattatore che tiene la scena per 90 minuti ed è memorabile la scena in cui cerca di trattenersi, e quindi di non ballare, sulle note di “I Will Survive”, di Gloria Gaynor. La sua mimica, il suo modo di catalizzare l’attenzione dello spettatore e la capacità di modificare – in maniera fluida e semplice – il modo di recitare tra la prima e la seconda parte, gli fecero guadagnare una meritatissima nomination ai Golden Globe come Miglior attore in un film commedia o musicale. Straordinari sono anche il mitico Tom Selleck (stranissimo senza baffi!), la spassosa Joan Cusack (nominata agli Oscar come Miglior attrice non protagonista) e il sexy Matt Dillon, perfette spalle di un Kline che avrebbe meritato, sinceramente, qualche premio da mettere in bacheca.