La grandezza del mezzo cinematografico sta nel fatto di poter raccontare e rivivere delle epoche che, in mancanza di macchine del tempo che ci riportino indietro, non potremmo mai conoscere. Eppure, a volte, certi personaggi si ha l'impressione di conoscerli da sempre. Stanlio e Ollio fanno parte, sicuramente, di quella cerchia ristretta di volti noti che sono entrati nell'immaginario collettivo, a cui si associano ricordi e sensazioni.

Il duo più famoso di Hollywood

Il film di Jon S.Baird, il cui titolo originale è Stan & Ollie, è approdato nei cinema italiani mercoledì primo Maggio e, in soli cinque giorni di proiezione, ha incassato un totale di € 1.080.432,  secondo al botteghino solo ad Avengers Endgame; mentre nella prima giornata nelle sale ha incassato ben 232mila euro con oltre 33mila spettatori. Un risultato piuttosto soddisfacente per una pellicola che ha cavalcato genere di grande successo del biopic. Il duo comico composto da Stan Laurel e Oliver Hardy divenne famoso in America nel periodo che seguì la cosiddetta "crisi del '29", un momento cruciale per gli Stati Uniti che dovettero rialzarsi a fatica da un dissesto economico che segnò la storia mondiale. La storia diventa lo fondo caratterizzante della nascita di un mito della comicità, che attingendo dal film muto, superato solo da qualche anno, ricalca la filosofia di Charlie Chaplin e di Buster Keaton, ma da cui si dipana una sottile diversità nel raccontare il sentire dell'uomo, servendosi della comicità più semplice e immediata.

Stanlio e Ollio sono stati per decenni il ritratto di due uomini invischiati bonariamente nell'incapacità di agire in maniera costruttiva, intenti e realmente concentrati a compiere i gesti più semplici, ma che sembrano aggravati da una fatica inspiegabile agli occhi dello spettatore, che assiste attonito e divertito alle gag, divenute storiche, incorniciate nei cosiddetti slapstick in cui schiaffi, cadute improvvise, ed equivoci continui rappresentano il sale della comicità.

Dietro la comicità, la decadenza

La pellicola riprende il libro scritto da A.J. MarriotLaurel & Hardy – The British Tours, in cui sono narrate le vicende del viaggio dei due attori per un tour in Inghilterra, nel 1953. Dopo circa un ventennio di carriera alle stelle, minacciato dall'incombenza della televisione, il duo comico parte per un tour teatrale, durante il quale emergono sottili dinamiche umane, sottese tra i due, legati prima che da una collaborazione lavorativa, da una forte amicizia. Le difficoltà dovute all'età e alle condizioni di salute, notevolmente peggiorate, giungono al culmine, fino al rinfacciarsi modi di essere e mancanze che l'uno ha sempre taciuto nei confronti dell'altro, fino a quel momento.

Stanlio è la mente, Ollio il braccio, Stanlio l'alacre lavoratore, Ollio l'artista privo del fuoco sacro, il che lo rende, forse, fin troppo accomodante nei confronti di un mondo che avanza, che li sta superando, per il quale non sembra pronto a lottare . Ciò che emerge dal racconto di questo viaggio è la tenerezza alla base di un rapporto consolidato negli anni, un rapporto che è il frutto di una passione, di una capacità innata nel far ridere, nell'essere diventati la rappresentazione della leggerezza, in un momento di forte difficoltà. Ed è forse questo che ha attratto il pubblico: vedere due icone del cinema, che poi hanno arricchito anche la televisione, in una veste inedita. È come fare un tuffo nel passato, cullati da un tempo che porta con sè un po' di malinconia, che rievoca inevitabilmente l'infanzia di molti e l'immaginario di tutti, perché non c'è una persona che non conosca, o abbia mai sentito parlare, di Stanlio e Ollio.

Coogan e Reilly perfetti Stanlio e Ollio

Oltre che al regista, un grande merito va anche allo sceneggiatore Jeff Pope che ha introdotto battute calzanti, recuperate da film come I fanciulli del West, e che rievocano le esibizioni teatrali, privilegio di pochi. La macchina da presa è impegnata in continue oggettive, in cui è predominante la visione dello spettatore, piuttosto che degli attori. Ma la grandezza di questa pellicola e motivo del suo grande successo, sta nell'aver scelto due interpreti, Steve Coogan e John C. Reilly, candidati entrambi al premio Oscarche sono straordinariamente somiglianti nel trucco, nei gesti, nella mimica, nello sguardo alla coppia artistica più conosciuta della Hollywood degli anni d'oro, ed è grazie a questo immenso lavoro attoriale che ci è sembrato di poter vedere, ancora una volta, gli indimenticabili Stanlio e Onlio calcare il palcoscenico, con l'aria intontita, la bombetta incastrata sul capo e intenti a saltellare in bizzarre coreografie da cabaret.