Marco D'Amore, ospite nella redazione di Fanpage.it, racconta l'emozione di vestire per la prima volta i panni di regista per il film L'Immortale. Ciro Di Marzio è vivo dopo essere morto già diverse volte nella sua vita: "Ciro sopravvive neonato al terremoto del 23 novembre 1980, Ciro ha 21 giorni, quindi se 23 – 21 fa 2, Ciro è nato il giorno dei morti. C’è una mistica legata alla nascita di questo personaggio".

Come Ciro Di Marzio diversi boss prima di lui

L'immortale è film per i fan di Gomorra ma anche per chi non l'ha mai visto: "È la storia di un essere umano, con tutte le miserie e atrocità e quanto le stia pagando, quindi è una storia indipendente. Ovviamente per chi ha visto Gomorra, è un innesto immancabile per ricollegarsi alla quinta stagione". Della sopravvivenza di Ciro Di Marzio, Marco D'Amore sapeva sin dalla terza stagione, quando il corpo di Ciro Di Marzio fu colpito da una pallottola partita dalla pistola del ‘fratello' Genny Savastano (l'attore Salvatore Esposito, ndr): "Quando gli altri piangevano nel vedere il corpo di Ciro affondare nel golfo, io un po’ me la ghignavo perché sapevo quale sarebbe stato l’allungo". E poi, l'attore e regista  casertano ha spiegato perché la morte di Ciro non è così assurda e come il corpo sia sopravvissuto all'annegamento nelle acque del golfo di Napoli:

Io per studiare il caso di Ciro mi sono imbattuto in storie di malavitosi che hanno subito attentati clamorosi ai quali sono sopravvissuti. ‘O Malammo, un famoso boss del passato, fu sparato con un fucile in faccia e sopravvisse a quell’attentato. Ciro Mazzarella che è stato uno dei più grandi contrabbandieri degli anni Ottanta e poi diventato feroce criminale, sopravvisse a un attentato ed è andato avanti per 20 anni della sua vita con quattro pallottole in corpo, una di queste nel miocardio. Ho avuto anche dei consulti con dei medici, che tra l’altro mi hanno detto che in un caso del genere l’acqua aiuta a sopravvivere perché è vasocostrittrice e non ti fa perdere sangue.

La prima volta come regista

Come prima volta da regista, quale vorrebbe fosse la sensazione dominante di uno spettatore seduto al cinema a vedere il film L'Immortale? "Io voglio che lo spettatore si emozioni, voglio che pianga, comprenda e si turbi, non voglio sia un film pacificatore". E sembra che dopo la prima, gli incassi al botteghino gli stia dando ragione, decretando il primo film di Marco D'Amore il best opening day di un film italiano degli ultimi cinque anni.