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Lina Wertmüller, il ricordo di Gabriella Pession: “Le devo tutto”

L’attrice, che debuttò al cinema nel 1999 diretta proprio da Lina Wertmüller, ricorda la regista in un’intervista a Fanpage.it: “Era un genio, detestava ogni ipocrisia e avrebbe odiato anche questa intervista”.
A cura di Andrea Parrella
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La morte di Lina Wertmüller apre una voragine nel cinema italiano, che perde una delle persone più influenti degli ultimi decenni. Ha scoperto e valorizzato grandi talenti, pigmalione per molti interpreti tra cui Gabriella Pession, che da Los Angeles ricorda con Fanpage.it quella che definisce senza mezzi termini una vera e propria madre artistica: "Mi sono svegliata con questa brutta notizia".

Con Lina Wertmüller lei ha debuttato a tutti gli effetti nel cinema, era il 1999.

Per me è stato il primo film da protagonista. L'entrata nel cinema italiano è stata con lei, che mi diede un ruolo in "Ferdinando e Carolina". Mi scelse tra migliaia di ragazze, faceva i provini per quel ruolo da tre anni. La incontrai in un pomeriggio piovoso a Roma, andai a casa sua, era nel suo studiolo del terzo piano della sua casa meravigliosa. Aveva una coperta sulle gambe, ricordo, mi raccontò il film e mi chiese "tu parli tedesco?", "sai fare l'accento napoletano?". Poi mi disse di andare a casa, mi diede il copione e disse "torna domani e leggi".

Come andò?

Andai a casa, impostai le scene, tornai il giorno dopo e, andando via, lei mi disse "insomma", con quella zeta un po' romanesca. Dopo due mesi il mio agente mi chiamò dicendomi "complimenti Carolina". Gli feci presente che anche se non mi assisteva da molto tempo io mi chiamavo Gabriella, ma lui mi disse che mi chiamava così perché la Wertmuller aveva deciso di darmi il ruolo di protagonista.

È stato il suo battesimo e da lì in poi inizia un lungo sodalizio tra voi.

Con lei ho debuttato a teatro in "Storia d'amore e di anarchia", ho cominciato un progetto per la televisione dove eravamo protagonisti io e Paolo Villaggio, poi interrotto per problemi di produzione dopo due mesi di lavoro. E ancora ho fatto "Mannaggia alla miseria" per Rai1. Insomma, con lei di fatto ho lavorato in qualsiasi ambito per vent'anni.

Che tipo di rapporto avevate?

Un rapporto ventennale e viscerale, di enorme vicinanza, affetto, stima reciproca, ma anche di conflitti, liti. A volte nel suo essere spontanea mi trattava malissimo, la ringraziavo sempre e lei mi mandava a quel paese dicendomi "non mi ringraziare, hai talento". Lo dico sempre, io le devo tutto, è stata lei ad avermi introdotto nel cinema e grandi personaggi di questo mondo che hanno lavorato al suo fianco. Con lei non solo se ne va un pezzo di me, ma un pezzo di quella generazione cui apparteneva, caratterizzata da una vitalità e vivacità intellettuale senza precedenti. Era la mia mamma artistica.

Non era tipa da apprezzare piaggerie e adulazioni.

Tutt'altro, aveva una capacità invidiabile di essere sempre dissacrante, cruda, vitale, uno spiritello birichino con quegli occhi neri dietro a quegli occhiali bianchi che ti bucavano l'anima. Era di una simpatia devastante, aveva sempre una parola tagliente per tutti, detestava le ipocrisie, gli yes man.

Forse avrebbe rigettato anche la retorica del ricordo, quindi questa intervista. 

L'avrebbe odiata. Era tagliente, diceva sempre che la morte è come una vecchietta che "vuole bussare alla mia porta, ma io non la voglio guardare in faccia." La vita è un attimino, diceva, nella convinzione che noi su questa terra ci rimanessimo due giorni e che valesse la pena viversela a fondo. Non era una melanconica, rifuggiva la melanconia facendo, era di una vitalità debordante, quando mi vedeva ferma e incerta mi diceva di fare sempre.

Pare evidentemente che lavorare con lei non era solo un'esperienza artistica.

Lina era un genio, io ho avuto l'onore di lavorare con una persona che non era solo dotata di un enorme talento, ma che era capace di creare mondi che non esistevano. Lo faceva anche in una semplice chiacchierata, quando ti raccontava il personaggio che avresti dovuto interpretare, ti trasportava nei suoi mondi visionari.

Da quanto tempo non la vedeva?

L'ultima volta che l'ho vista è stata a Venezia nel 2016. Lei era con Giancarlo Giannini, mi corse incontro gridando "la mia bimba". Io ero con mio marito, lo guardò e mi chiese subito "è ricco?". Scherzava sul fatto che prendessi sempre i fidanzati sbagliati e mi consigliava di farmi furba.

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