È bastata una manciata di settimane a "Il Re Leone", per infrangere il record di "Avengers: Endgame" nel box office italiano e porsi come il film più visto, finora, del 2019. Il remake del celebre film d'animazione del 1994 ha portato le famiglie in sala nonostante la stagione estiva, conquistando ancora il pubblico con il racconto di formazione del leoncino Simba e una storia di amore famigliare, lotte per il potere e passaggio dall'infanzia all'età adulta che è più che mai universale. Il successo nel botteghino nostrano si deve con tutta probabilità anche alle scelte dei doppiatori. Fanpage.it ha intervistato Luca Ward, una delle voci più belle e calde del doppiaggio italiano (da Russell Crowe a Samuel L. Jackson e Keanu Reeves), che nel colosso Disney doppia il leone Mufasa, padre del protagonista.

Puoi lasciarci un commento sul record de Il Re Leone, che in questi giorni in Italia ha superato gli incassi di Avengers: Endgame?

Beh, certo! Perché il doppiaggio degli Avengers non ha la voce di Luca Ward, questo è il primo commento che posso fare a caldo.

Com'è il riscontro del pubblico al film?

Mi sembra un grande successo, ma era un successo annunciato. Lo sapevamo. Mentre lo doppiavo, ho capito che il successo sarebbe stato assolutamente inevitabile. Anzi la sua corsa non è ancora finita, bisogna vedere quale cifra raggiungerà.

Hai sempre detto che la gente per strada ti chiede di ripetere le tue battute più famose, come nel caso de "Il Gladiatore". Per Il Re Leone ti sta accadendo la stessa cosa?

Assolutamente sì, è una pioggia di battute de "Il Re Leone". Me le chiedono sui social, me le chiedono quando mi fermano per strada. La cosa incredibile: quando entrai in sala a doppiare questo film dissi al direttore del doppiaggio, che poi è Fiamma Izzo, la stessa de Il Gladiatore: "Guarda che con queste frasi accadrà come con il Gladiatore: se le scriveranno sulle magliette!". E non solo sulle magliette. Mi sono arrivate fotografie di ragazze che si sono addirittura tatuate queste frasi. E questo fa un piacere enorme. Due ragazze mi hanno mandato delle foto in cui si sono tatuate la frase "Ricordati chi sei" (battuta di Mufasa rivolta a Simba, ndr): una ragazza se l'è tatuata sulla schiena, l'altra su un braccio.

Cosa si prova a contribuire al remake di un classico, in un ruolo che nel film del 1994 ha avuto la voce di Vittorio Gassman? Peraltro, nella versione americana Mufasa è doppiato da James Earl Jones, che è anche la voce di Darth Vader.

Ho fatto tranquillamente il provino e sono stato scelto tra non so quante decine di attori. L'idea di ripercorrere la strada che aveva percorso il grande Vittorio Gassman non ha fatto altro che infiammarmi ancora di più di orgoglio, di forza, di voglia di fare questo doppiaggio. Vittorio non era soltanto un grande attore ma anche un grande doppiatore. Non ho sentito assolutamente nessun peso. Anzi, l'idea di essere stato scelto dagli Stati Uniti per sostituire Vittorio, che purtroppo non c'è più, non poteva che rendermi strafelice. Il doppiatore originale James Earl Jones ha qualche anno in più di me ma gli americani, nella versione italiana, hanno voluto ringiovanire il personaggio di Mufasa.

Ti piacerebbe doppiare altri personaggi del mondo Disney?

Assolutamente sì, anche perché ho dei figli piccoli. Mia figlia ha visto Il re Leone al cinema e quando è tornata ha pianto finché non si è addormentata. Mi fa un piacere enorme lasciare forti segni nei giovanissimi, nei bambini, che sono il futuro. Per me questo è straordinario. Con Disney ho un ottimo rapporto, un rapporto che va oltre il doppiaggio. Ci sono tanti personaggi belli, mi è dispiaciuto non partecipare a "Cars", un film che mi è piaciuto tanto. Mi auguro che presto si torni a lavorare insieme.