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“Malala”, il documentario sull’attivista Premio Nobel per la pace

Il premio Oscar Davis Guggenheim fornisce un ritratto intimo di Malala Yousafzai, l’attivista pakistana nota per il suo impegno a favore dell’istruzione femminile e vincitrice più giovane del Premio Nobel per la Pace. Troveremo le interviste, il rapporto con il padre Ziauddin Yousafzai e i suoi fratelli, la nostalgia di casa, fino all’inserimento nella nuova scuola e alle passioni che hanno tutte le ragazze della sua età.
A cura di Ciro Brandi
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Il premio Oscar Davis Guggenheim (“Una scomoda verità”) ci porta nel mondo di Malala Yousafzai, l’attivista pakistana, nota per il suo impegno a favore dell’istruzione femminile e vincitrice più giovane in assoluto del Premio Nobel per la pace, nel 2014. La maggior parte di voi ricorderà che, il 9 ottobre del 2012, la giovane Malala fu colpita alla testa da alcuni talebani mentre era sul suo scuolabus nello Swat, in Pakistan, perché ritenuta simbolo degli infedeli e dell’oscenità. Successivamente, Malala ha dovuto subire delicati interventi e cure riabilitative, ma già nel luglio 2013 era al Palazzo di Vetro di New York per lanciare un forte e commovente appello all’istruzione di bambini di tutto il mondo. Ora, conduce una campagna globale per il diritto all'istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala.

“Un bambino un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”

Il regista fornisce un ritratto molto intimo di Malala, avendo trascorso con lei e la sua famiglia a Birmingham, per ben 18 mesi. Il documentario è ispirato al libro di memorie “I am Malala”, scritto proprio dalla Yousafzai, con Christina Lamb, e ci fa vedere come vive adesso questa giovane ragazza, le interviste in televisione, il rapporto con il padre Ziauddin Yousafzai e i suoi fratelli,  la nostalgia di casa, fino all’inserimento nella nuova scuola e alle passioni che hanno tutte le ragazze della sua età. Nel trailer del documentario rimbomba come un tuono il messaggio semplice e universale per il quale Malala stava rimettendo la sua stessa vita:

Io sono quelle 66 milioni di ragazze a cui è negata un’istruzione. Non sono una voce solitaria, io sono tante voci e le nostre voci sono la nostra arma più potente. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.

Il documentario arriverà nelle nostre sale a partire dal 5 novembre. Non perdetelo.

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