Uno dei film più amati del cinema degli ultimi vent'anni è senza dubbio Matrix, di cui nel 2022 è atteso un quarto capitolo. La trilogia che ha avuto come protagonista Keanu Reeves è stata più volte oggetto di varie interpretazioni, ma probabilmente nessuno era mai arrivato alla conclusione rivelata dalla co-regista dei film, Lilly Wachowski, che ha recentemente affermato che i film erano stati costruiti con l'intento di raccontare il mondo servendosi di una metafora e parlando della realtà transgender, così come riportato dall'Adnkronos.

Le dichiarazioni della co-regista Lilly Wachowski

"Matrix è una metafora del mondo transgender. Almeno questa era l’intenzione originale, ma il mondo non era ancora pronto a recepire il messaggio" questo è quanto dichiarato da Lilly, una delle sorelle Wachowski, l'altra si chiama Lana ed entrambe sono donne transgender, tanto che in passato erano conosciute come fratelli Wachowski. La co-regista di Matrix, però, rivelò la sua identità sessuale dopo l'uscita dei tre film e in un'intervista rilasciata per Netflix, per presentare il documentario Disclosure ha confermato quelle teorie che da sempre si sono avvicendate nel corso degli anni, secondo cui i protagonisti della saga e le sue tematiche erano particolarmente vicini agli ambienti LGBT. A questo proposito, infatti, l'artista dichiara:

Vengono da me e dicono che questi film gli hanno salvato la vita. Sono grata di essere riuscita ad aiutarli nel loro viaggio. Non so quanto la mia transessualità abbia condizionato quello che stavamo scrivendo”, continua la co-autrice della trilogia. “Ma ‘Matrix’ ha sempre riguardato il desiderio di trasformazione, e già nel primo film avevamo il personaggio di ‘Switch’, che era un uomo nel mondo reale ed una donna nella ‘matrice.

L'ammissione di essere donne transgender

Delle due sorelle la prima a raccontare la sua esperienza di transizione verso l'altro sesso fu Lana, che nel 2012 raccontò al New Yorker come durante le riprese tra il secondo e il terzo film divenne difficile affrontare la propria identità di genere. Lilly, invece, si decise a parlarne quattro anni più tardi, quando nel 2016 fu braccata da una giornalista del Daily Mail che le si presentò sulla soglia di casa e in seguito sulla vicenda ha dichiarato al Windy City Times: "Avevo solo bisogno di un po' di tempo per mettere la testa a posto e sentirmi a mio agio, ma a quanto pare non spettava a me deciderlo". La regista, però, non ha negato quanto il suo passaggio sia stato meno traumatico di quello che hanno vissuto persone da lei conosciute in questi anni: "Sono comunque stata fortunata. Avere il sostegno della mia famiglia ed i mezzi per permettermi medici e terapisti mi ha dato la possibilità di sopravvivere a questo processo. Le persone transgender senza supporto, mezzi e privilegi non hanno questo lusso. E molte non sopravvivono".