Dagli Usa arriva una storia davvero commovente che riguarda l'attore Mickey Rourke. Una star maledetta e dal passato professionale ed esistenziale controverso, che ha svelato un inquietante quanto drammatico dettaglio sulla sua vita privata. Che l'attore di "9 settimane e 1/2", "Sin City" e "The Wrestler" abbia attraversato alti e bassi, momenti rosei alternati ad anni di declino tra alcool, droghe, autodistruzione e sorprendenti metamorfosi fisiche, non è certo un mistero. Pochi, forse, sapevano che Rourke in un'occasione è stato molto vicino al suicidio.

Il triste episodio è stato raccontato a margine della proiezione a Los Angeles di "Eating Happiness", un documentario incentrato sul traffico di carne di cane in Estremo Oriente. Intervistato da alcuni giornalisti, l'attore ha raccontato che proprio grazie a uno dei suoi cani deve il fatto di essere ancora vivo.

"Avevo la pistola in mano, il mio chihuahua mi ha guardato e mi ha parlato"

Come i suoi fan ben sanno, quella per i quattrozampe, in particolare i chihuahua, è una grande passione per Rourke: nel 2008, alla presentazione di "The Wrestler" alla Mostra di Venezia, Rourke arrivò con il suo adorato Loki, che non abbandonò neppure sul red carpet e che teneva teneramente in braccio a ogni evento. La bestiola è morta nel 2009, alla veneranda età di 18 anni. Fu però il padre di Loki, Beau Jack, a salvarlo anni fa impedendogli di compiere un gesto estremo:

Stavo attraversando un momento davvero difficile. Stavo male di me e un giorno me ne stavo seduto nel mio ripostiglio. Non ne potevo più e allora ho preso una pistola.

A quel punto l'attore si è visibilmente emozionato e ha continuato:

Stavo decidendo da quale parte della mia testa spararmi, ma il mio cane, Beau Jack si è messo a guaire. Io l'ho guardato, lui ha guardato me, come se volesse dirmi: "Ora chi si prenderà cura di me?". Mi ha spinto a posare la pistola. Ero pronto ad andarmene.

Un racconto commovente, che sembra far capire come, dietro la scorza dura di un divo spesso discusso, ci sia un animo fortemente sensibile, che non esita ad ammettere in modo disarmante: "Mi sento più a mio agio con i cani che con le persone".