È lucida e impietosa l'analisi dell'attuale situazione sociale italiana che Nanni Moretti, il regista nostrano più amato in Francia, ha fatto in un'intervista al più importante quotidiano d'Oltralpe, Le Monde. Il cineasta è stato chiamato a parlare del suo ultimo film, il documentario "Santiago, Italia", che racconta l'accoglienza offerta dagli italiani ai profughi cileni fuggiti dal loro Paese dopo il golpe di Augusto Pinochet. Presentato allo scorso Torino Film Festival e poi uscito in sala, è nei cinema francesi dal 27 febbraio. Una "bella storia italiana", l'ha definita Moretti, raccontata in un'Italia che è profondamente cambiata:

La condotta esemplare dei funzionari dell'ambasciata del mio paese a Santiago, che apriva le porte alle vittime dei golpisti, era in effetti una storia di cui un italiano può essere molto orgoglioso. La nozione di solidarietà e di generosità, a lungo centrale nel mio Paese, sta scomparendo. E la memoria non è il punto di forza del popolo italiano.

Nanni Moretti contro il governo

Non è un caso che Moretti abbia deciso di realizzare "Santiago, Italia", che pure racconta una storia di 45 anni fa, in un momento particolarmente critico della situazione politica italiana “con una svolta a destra, in parte fascistoide, che verso la fine raggiunge l’argomento stesso del film”. Se l'Italia sta perdendo valori come l'accoglienza e la solidarietà, da sempre presenti nella storia del nostro popolo, è in buona parte responsabilità della politica di oggi: Moretti ne è convinto e teme che "molti italiani siano ipnotizzati dall'immigrazione. È una paura che gli è stata pazientemente instillata dal leader della Lega Nord, Matteo Salvini". Il regista è molto critico verso la classe governativa:

Questa gente che ha preso il potere in Italia si considera al di sopra delle leggi. Hanno dichiarato guerra alla magistratura. Hanno inoltre poca familiarità con la grammatica istituzionale e ogni individuo munito della minima competenza gli pare naturalmente sospetto. In questo senso c'è una continuità diretta con Berlusconi. In questo momento un film che si preoccupa della relazione dell’Italia col fascismo non può essere considerato anacronistico.

Dopo Berlusconi, un film su Matteo Salvini?

Moretti ha realizzato un film politico, senza accenni diretti alla contemporaneità ma con un confronto, velato ma riconoscibile, alla situazione attuale. Ed è impossibile non ripensare a quando raccontò Silvio Berlusconi ne "Il caimano". Le Monde gli ha chiesto se sarebbe disposto a realizzare, a 13 anni di distanza, un film su Matteo Salvini. Niente da fare, a quanto sembra:

Fare un film su di lui? Sarebbe al di sopra delle mie forze. Non se ne parla. È stato già difficile farlo per Berlusconi. Fu una decisione dell'ultimo minuto, una sorta di sfida e di amore per il rischio, un doppio salto.