Nicolas Vaporidis è il liceale per eccellenza, l’indimenticato protagonista del film “Notte prima degli esami”, pellicola che torna a imporsi prepotentemente ogni anno in questo periodo. “Sono l’unico stronzo che ripete l’esame di maturità ogni anno” commenta divertito l’attore su Fanpage.it, consapevole di questo strano e lusinghiero fenomeno che si verifica puntuale e a cadenza ciclica, quando una nuova platea di studenti si appresta ad affrontare il proprio esame di maturità. Del suo esame, Vaporidis ricorda poco. C’è una costante, però, che lo renderebbe simile a quelli di oggi:

La costante tra la mia notte prima degli esami e quelle di oggi è l’ansia, ed è giusto che sia così. Io e tutti quelli intorno a me non sapevamo come sarebbe andata, quindi eravamo alla ricerca spasmodica di notizie e informazioni che non sarebbero mai arrivate. Rivedere ogni volta il film mi fa pensare che sto invecchiando. Ho un po’ di nostalgia per i tempi del liceo, ma è una nostalgia che dura due giorni. Mi piace l’idea di tornare su quei banchi una volta all’anno. Credo di essere l’unico per cui l’esame di maturità non finirà mai, l’unico str*** che dovrà ripeterlo ogni anno (ride, ndr). Tanti in questo periodo mi scrivono in cerca di consigli, conforto e rassicurazione e mi diverte, è bello.

Rassicurazioni che l’attore offre volentieri, calandosi perfettamente in quel ruolo che ha segnato la prima parte della sua carriera. Non troviamo altrettanta munificenza – e come dargli torto? –  quando gli chiediamo di accennare qualche strofa della canzone “Notte prima degli esami” di Antonello Venditti. In quel caso, Nicolas declina sorridendo l’invito: “Conoscevo la canzone “Notte prima degli esami” già prima del film. Non mi richiama alla mente il periodo dei miei esami ma, appunto, il film. Cantarne un pezzo? No, non distruggiamola. Non sono bravo”.

Gli studenti di oggi e il rapporto con gli insegnanti

I recenti casi di cronaca hanno dimostrato che un confine scolastico è stato valicato. Esistono episodi filmati e poi finiti in rete che mostrano studenti, aspiranti bulli, giovanissimi mentre umiliano i propri insegnanti, immagini terribili spesso riprese con un cellulare e poi postate in rete. Tali dinamiche reiterate incassano il biasimo dell’attore che commenta:

Mi auguro che i rapporti tra studenti e insegnanti oggi siano ancora come quelli raccontati nel film. La cronaca recente non ci fa ben sperare ma credo si tratti di casi isolati. Caricare in rete video in cui in gli allievi umiliano gli insegnanti fa passare quei ragazzi per miserabili cogl**ni agli occhi di tutti. Questi fenomeni di bullismo forse esistevano già quando anch’io ero uno studente ma si esaurivano in quel momento, dentro la classe. Oggi, invece, finiscono in rete. Questi ragazzi si atteggiano a piccoli boss, manca il rispetto per la figura. Ecco, a scuola dovrebbero insegnare una materia precisa: un’ora a settimana di rispetto. Questi ragazzi si sentirebbero stupidi e, probabilmente, non ripeterebbero certi atteggiamenti.

Il ricordo di Giorgio Faletti

Nel film “Notte prima degli esami”, il personaggio di Vaporidis stringe un rapporto di affetto con il suo professore. Al professor Martinelli fu Giorgio Faletti a prestare il volto, un attore straordinario che Nicolas ricorda così: “Di Giorgio ho ricordi meravigliosi. Pochi purtroppo, avrei voluto averne di più. Era una persona molto colta, intelligente, incredibilmente ironica e autoironica. Stare con lui era un continuo raccontare aneddoti intelligenti, seri, comici. Non perdeva occasione per far ridere o per ridere di sé. Alternava il registro aulico a battute terra terra che nemmeno allo stadio. Questa alternanza ne faceva un personaggio unico. Mi manca molto, avrebbe potuto fare ancora tantissimo”.

Il caso Brizzi e il movimento MeToo

Il regista di quel film è Fausto Brizzi, professionista finito nell’occhio del ciclone per essere stato accusato di molestie da parte di alcune aspiranti attrici. Vaporidis non si è mai espresso sull’accaduto, sebbene con Brizzi abbia lavorato a lungo. Lo fa oggi, raccontando innanzitutto il rapporto di stima umana e professionale che lo lega al regista: “Ho un rapporto professionale e umano con Fausto che dura da 10 anni. L’ho sempre visto comportarsi in maniera impeccabile. Per quello che posso dire, è una persona perbene, un professionista e un padre di famiglia. Non so se è colpevole o meno e mi auguro che la verità venga fuori, perché lui, o chi lo accusa, possa avere la giustizia che merita. Resta una persona nei confronti della quale nutro stima umana e professionale”.

Su un punto non ammette repliche: il tentativo di fare giustizia in tv o mediante la rete. Vaporidis, e non è l’unico, teme che questo modo pericoloso di improvvisare processi rischi di nuocere ad accusati e accusatori:

Questi meccanismi non coinvolgono solo il sistema dell’entertainment e va detto, ma è mostruoso pensare che la subordinazione professionale possa obbligare una donna a subire molestie o avances logoranti e umilianti. Umilianti per chi le riceve e per chi le propone, perché è un ometto miserabile. Detto questo, mi preoccupa  il modo in cui vengono condannate pubblicamente le persone accusate, come se tutti avessero la verità in tasca. È un attimo distruggere la vita delle persone che accusano e di chi viene accusato. Esistono i tribunali e le procure per ristabilire la giustizia, non i salotti televisivi. Anche le vittime ne escono male, alcune sono state accusate di avere approfittato della situazione, di averci prima marciato per poi denunciare anni dopo. Chi è vittima di molestie deve denunciarlo, ma deve farlo in procura, non a Le Iene. È facile giudicare quando si sta dietro lo schermo di un computer e non dovrebbe essere così. Si tratta di cose molto serie che andrebbero affrontate nelle sedi corrette nella tutela di tutte le persone coinvolte, accusatori compresi. È troppo facile giudicare in questo modo, senza ricordare che dall’altra parte esistono persone la cui vita pubblica viene distrutta. Non mi sono mai voluto esporre per questo, preferisco che sia la giustizia a stabilire eventuali colpe. Non si difendono o massacrano le persone dopo avere recuperato due o tre informazioni sparse.