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Paolo Sorrentino sul Papa solo a San Pietro: “Vaticano non ha bisogno di me, crea immagini potenti”

Paolo Sorrentino intervistato da Alessandro Cattelan nella puntata di EPCCAlive di martedì 31 marzo 2020, dopo aver fatto immediato ritorno da Los Angeles, dove la situazione coronavirus stava iniziando a precipitare, si è espresso sull’emozionante momento di preghiera in solitudine di Papa Francesco in Piazza San Pietro, per la benedizione Urbi et Orbi dello scorso 27 marzo, e sull’idea comune che fosse perfetta per una sua serie: “Il Vaticano ha la capacità enorme di creare emozioni, messaggi e sentimenti, l’ha sempre avuta. La Chiesa non ha bisogno di me”.
A cura di Eleonora D'Amore
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Paolo Sorrentino è stato intervistato, in live chat, da Alessandro Cattelan nella puntata di EPCCAlive di martedì 31 marzo 2020. L'intervista è stata realizzata il giorno successivo la benedizione Urbi et Orbi di Papa Francesco a Roma, ovvero il 27 marzo. Sorrentino commenta uno dei momenti più iconici di questo momento storico, che finirà nei libri di Storia e ha già segnato la memoria di milioni di italiani riuniti in preghiera davanti alla tv. Il noto regista, incalzato da Cattelan rispetto al fatto che nell'immaginario comune sia stato inevitabile pensare a Papa Francesco che prega da solo sotto la pioggia in piazza San Pietro come la scena di un suo film o una sua serie, come The Young Pope e The New Pope:

Il Vaticano ha la capacità enorme di creare emozioni, messaggi e sentimenti, l’ha sempre avuta. La Chiesa non ha bisogno di me, l’immagine è potente e, se è pensata, può essere di grande impatto e soprattutto di immenso aiuto per le persone. In realtà quello che è accaduto a Roma è una specie di iniezione di fiducia per chi fa il mio mestiere che molto spesso si sente inutile: la forza dell’immagine può cambiare le cose. A giudicare dalle reazioni sembra proprio essere così. […] Sono lusingato di essere associato spesso al Papa, non è cosa da poco.

Paolo Sorrentino spaventato, rientrato da Los Angeles

Paolo Sorrentino era rientrato da una settimana da Los Angeles, città dove spesso si reca per lavorare. Ha sentito di dover tornare subito in Italia dopo essersi preso un grande spavento visto che in America sembrava che Trump (parliamo di poco prima del 20 marzo) non stesse dando alcun tipo di importanza ai tragici eventi che si stavano verificando nel nostro Paese, successivamente alla Cina, a causa del coronavirus:

Sono tornato da una settimana. Ero a Los Angeles, mi sono un po’ spaventato, volevo stare a casa e sentire una strana forma di vicinanza con i miei concittadini, con i miei amici e familiari, così sono tornato. Premesso che io mi spavento per molto poco, lì stavano dando ancora poca attenzione alla cosa, un processo psicologico comune un po’ a tutti quello che all’inizio ti vede rifiutare e poi pian piano si accetta e si entra in una condizione di panico. Lì erano ancora nell’idea che non li avrebbe riguardati. È stato faticoso tornare perché ci sono pochissimi voli, però c’è chi sta peggio.

I 5 film consigliati da Paolo Sorrentino per la quarantena

Cattelan gli ha poi chiesto un consiglio per i film da vedere in questa quarantena che costringe all'isolamento sociale e allo stare, inevitabilmente, a casa. "Strategicamente adesso consiglierei le commedie, non i film inquietanti di Fellini che amo" e da qui una top 5 di ciò che, secondo lui, non dovrà mancare sugli schermi degli italiani:

  • Prima pagina di Billy Wilder
  • Amici miei di Mario Monicelli
  • Non ci resta che piangere di Massimo Troisi e Roberto Benigni
  • Compagni di scuola di Carlo Verdone
  • Miseria e Nobiltà ("che ha ispirato inconsciamente Parasite", ride, ndr)
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