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22 Maggio 2014
11:48

Paul Walker ricreato in digitale, così il cinema tradisce se stesso

Sostituire Paul Walker con un doppelgänger ci farà ritrovare di fronte alla sua più fredda trasposizione, è come idealizzare l’amore: è fingere un’emozione, non crearla. È il cinema che tradisce anche se stesso.
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Paul Walker in digitale, così il cinema tradisce se stesso

In "Fast and Furious 7" Paul Walker sarà ricreato interamente in CGI per tutte quelle scene che non è riuscito a girare. Nella giornata di ieri  "The Hollywood Reporter" ha rivelato le cifre che la Universal ha sborsato, 50 milioni di dollari aggiunti al budget iniziale di 200, e le modalità di realizzazione del "clone" virtuale dell'attore. I due fratelli dell'attore scomparso hanno prestato il loro corpo a grafici e tecnici, Caleb, 36 anni, per il corpo e i suoi manierismi, e Cody, 25, per il colore degli occhi.

Dagli Usa le voci che arrivano da chi ha assistito a parte della lavorazione parlano di un lavoro egregio, di una riuscita perfetta e, a quanti polemizzano per le cifre poste in essere per la ricostruzione digitale di Paul Walker, la Universal ha risposto che i costi sarebbero triplicati cancellando la sceneggiatura, le scene già girate ed il personaggio interpretato da Walker e che scegliere di puntare al doppio in CGI, è stato principalmente un atto d'amore nei confronti dell'attore scomparso il 30 novembre 2013 a Santa Clarita.

Ma le implicazioni che possono nascere, probabilmente, non sono da considerare nelle spese, nei ritocchi di budget, di un colosso come Universal in grado di spostare 50 milioni di dollari come fossero monetine da un penny. Il problema di fondo è un altro, ne scrive bene Sam Adams per Indiewire ed è un concetto che qui riprendo. Partiamo da un esempio molto semplice: gli stuntman sostituiscono gli attori, ma le scene che vediamo sono reali, succede sul serio che un auto si schianti contro un muro, perché all'interno c'è un professionista. Non è frutto del digitale, lo spettatore guarda un'azione reale e proprio la produzione della saga di "Fast and Furious" ha sempre parlato con orgoglio del suo ricorrere agli stunt. Ma come possiamo sapere che stiamo guardando l'attore in carne ed ossa o il suo "spettro digitale"?

Il patto finzionale con lo spettatore è qui amplificato al punto da autodistruggersi. Quando guarderemo Walker, sarò cruento, non distingueremo più il morto dal vivo e non sarà facile starsene lì tranquilli, come quando ti vedi uno Spidey volare tra i tetti ricostruiti al green screen (in quel caso il patto è saldo, sai che è finzione digitale). Sostituire il proprio attore tragicamente scomparso con un doppelgänger ci farà ritrovare di fronte alla sua più fredda trasposizione, è come idealizzare l'amore, quando amore non è: è fingere un'emozione, non crearla. È il cinema che tradisce anche se stesso ed io spero non accada mai più.

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