"Salvini razzista? No, nazionalista nel senso più nobile del termine". Queste le parole di Riccardo Scamarcio sulle dichiarazioni e gli atteggiamenti del Ministro degli Interni, circa il caso "Aquarius", a "Un giorno da pecora", che hanno occupato buona parte dell'agenda dell'informazione in questa settimana. A Riccardo Scamarcio, ha fatto eco Claudia Gerini che, sempre alla stessa trasmissione radiofonica, ha spiegato come la proposta di censire i Rom "non è una mossa razzista ma ottima. Perché mai dobbiamo essere censiti noi e i rom no?".

La narrazione di Matteo Salvini, quella che vede un'Italia allo sbando a causa degli sbarchi dei migranti, che vede quel "prima gli italiani" tradotto nella proposta di un censimento dei rom, quindi su base etnica, sembra sposarsi perfettamente con chi si lascia accattivare dagli slogan più che dai fatti. Le dichiarazioni di Riccardo Scamarcio e Claudia Gerini non fanno altro che accrescere questa sensazione, oltre a costituire un vero e proprio endorsement, un appoggio in toto, alla linea ‘salviniana'. Una linea, quella di Salvini, che vive di questo: l'amplificazione delle sue parole, del suo battage, dei suoi claim. Come i ‘consigli degli acquisti' invadenti di "15 milioni di celebrità", lo storico secondo episodio della prima stagione di Black Mirror, che se li rifiuti paghi una penale, così l'italiano medio, stimolato anche dalle dichiarazioni di celebrità nazionali come lo Step di "Tre metri sopra il cielo" e la Jessica di "Viaggi di Nozze", si ritrova a sorbirsi il trucchetto del Ministro degli Interni senza possibilità di accedere a un pensiero alternativo. Non sembra esserci nessuno in questo momento con lo stesso peso specifico, a parte Roberto Saviano, a fornire un pensiero diverso che ispiri atteggiamenti complianti.

Per questo ho molta paura delle parole di Riccardo Scamarcio, ho molta paura degli editorialisti in queste ore ne tracciano la sua fenomenologia avvalorando le sue parole, come se fosse un politico mancato. Ho molta paura delle parole di Claudia Gerini, proferite a un programma radiofonico di primissimo livello con la stessa leggerezza di una confidenza tra comari affacciate al balcone. Mi fanno paura che vengano da due artisti così rilevanti, dai quali sarei felice di vedere alternative a questa narrazione drogata e che vuole un'Italia che respinga sempre promettendo un futuro migliore. Perché è una balla. Una balla che viene accettata e promulgata proprio dagli artisti, i quali con gli strumenti a disposizione dovrebbero garantire cultura ed inclusione, quasi per deformazione professionale, anziché pensare a quello che potrebbe essere l'assetto politico futuro del mondo dello spettacolo. In ultimo, una narrazione, quella ‘salviniana', in aperto contrasto anche con quella che è la religione preponderante di questo paese, religione professata da gran parte dei sostenitori "salviniani". Quella che si fonda sul porgere l'altra guancia, sull'assistenzialismo, circostanza promossa anche dal Papa, e su quella bontà di spirito che oggi, anche alla luce di quello che sentiamo in giro, non è altro che trita retorica. Di tutto questo, io ho molta paura.