Un articolo del New York Times, a firma di Ben Smith, mette in dubbio la credibilità e la professionalità di Ronan Farrow, il giornalista premio Pulitzer che ha guidato l'inchiesta del celebre scandalo su Harvey Weinstein. Il pezzo ha suscitato un grande clamore oltreoceano, perché crea forti dubbi sull'operato di Farrow che, ricordiamo, ha dato sostanzialmente il via al movimento MeToo, una delle svolte culturali più importanti degli ultimi anni e non solo a Hollywood.

Ronan Farrow è il figlio accusatore di Woody Allen

Non si tratta della prima volta che vengono gettate ombre sulla figura di Ronan Farrow. Ricordiamo che lui è il figlio di Woody Allen e Mia Farrow (anche se quest'ultima è convinta che il padre biologico sia in realtà Frank Sinatra). 32 anni, Ronan sostiene da anni, in accordo con la madre, che Allen abbia molestato sua sorella Dylan, figlia adottiva di Mia e Woody. Il regista, che fu peraltro oggetto di indagine ma prosciolto dalle accuse negli anni '90, ha sempre negato con forza e nel suo recente libro autobiografico "A proposito di niente" sostiene che Ronan e Dylan siano stati plagiati dalla madre. Resta il fatto che, al di là della sua complicata storia famigliare, Farrow si è imposto come il giornalista più popolare negli Usa grazie alla lunga inchiesta contro Weinstein curata per il New Yorker. Il suo metodo, però, è fortemente messo in dubbio da Smith nell'editoriale dal titolo "Ronan Farrow è troppo bravo per essere vero?":

Ho visto la sorprendente crescita del signor Farrow negli ultimi anni, meravigliato della sua capacità di fare luce su alcune delle storie che definiscono il nostro tempo, in particolare la cattiva condotta sessuale del produttore di Hollywood Harvey Weinstein, che è culminata con la sua condanna a febbraio, poco prima che la pandemia prendesse piede. Ma alcuni aspetti del suo lavoro mi hanno fatto domandare se, a volte, il signor Farrow non abbia volato un po' troppo vicino al sole. Perché se scavi sotto le inchieste del signor Farrow sul New Yorker e il suo best seller del 2019, "Catch and Kill: Lies, Spies, and a Conspiracy to Protect Predators", inizierai a vedere un po' di crepe nelle fondamenta. Fornisce narrazioni irresistibilmente cinematografiche – con personaggi che sono inequivocabilmente eroi e cattivi – e spesso omette fatti complicati e dettagli scomodi che potrebbero renderli meno drammatici. A volte, non segue i tipici imperativi giornalistici di conferma e divulgazione rigorosa, o suggerisce cospirazioni che sono allettanti ma che non può provare.

Cosa non torna nelle inchieste di Ronan Farrow

Smith precisa di non pensare assolutamente che Farrow abbia creato ad hoc le sue storie e i suoi scoop: "Il suo resoconto può essere fuorviante ma non ha inventato le cose. Il suo lavoro, tuttavia, rivela la debolezza di un tipo di giornalismo di resistenza che è prosperato nell'era di Donald Trump: se i giornalisti nuotano abilmente nel mare dei social media e producono resoconti dannosi su personaggi pubblici più odiati, le vecchie regole di equità e apertura mentale rischiano di apparire più come impedimenti che come imperativi giornalistici essenziali. Questo può essere un approccio pericoloso, in particolare in un momento in cui l'idea della verità e condivisione dei fatti sono sotto assalto". Smith cita due casi, le accuse di stupro di Lucia Evans contro Weinstein e quelle di molestie di una dipendente della Nbc contro Matt Lauer: in entrambe le occasioni, Farrow non avrebbe cercato sufficienti conferme chiedendo a persone vicine alle due donne. Inoltre, avrebbe parlato di tentativi da parte di Weinstein di bloccare l'inchiesta, una "cospirazione" su cui tuttora però non esisterebbero prove. Insomma, per quanto tutto ciò non vanifichi l'importanza del movimento MeToo, che ha scardinato finalmente un sistema maschilista e pregiudizievole tipico del business e dell'entertainment, è lecito chiedersi se l'attività di Farrow, che al momento sta lavorando alle accuse di molestie di Tara Reade all'ex vice-presidente Joe Biden, sia sempre stata trasparente e conforme all'etica giornalistica.