Il Rione Sanità ospita la rassegna artistica “Benvenuti al Rione Sanità”, una serie di eventi culturali delle eccellenze del territorio. Un'occasione per “riaprire” il Rione al resto della città e un’opportunità per “donarlo” alla Comunità, rafforzando l’identità di chi lo vive tutti i giorni. Sabrina Ferilli ha incontrato le "Donne guerriere" che ogni giorno lottano contro le violenze di genere e, più in generale, contro qualsiasi tipo di deturpazione della bellezza del territorio. Dopo lo scambio avvenuto nella Basilica della Sanità, alla presenza di don Antonio Loffredo e di una folta presenza di fedeli, Fanpage.it ha incontrato l'attrice per approfondire i temi legati al mondo della violenza sulle donne, tentando di fare un punto della situazione sulle piccole e grandi rivoluzioni che puntano costantemente a un cambiamento di visione sulla loro capacità di farsi ascoltare.    

Come mai la scelta di essere qui oggi?

Sono qui per queste donne che lottano, provenendo da situazioni molto delicate. Donne unite da un filo, che è un filo di violenza e di grande dolore. È un piacere assistere alla scelta della strada migliore, che non è quella della depressione, bensì della reazione. Come si reagisce? Nella partecipazione, nell'unione, nella solidarietà, nel gruppo, nell'avere a disposizione sempre più voci, perché una voce si può anche non ascoltare, ma migliaia di voci non possono essere ignorate.

In questo momento di forte cambiamento, pensi stia cambiando davvero qualcosa?

Penso di sì. Lo Stato è importante, ma è ancora più importante ciò che accade nel tessuto sociale, nella vita di tutti i giorni. Quando si va ad analizzare il motivo delle violenze domestiche, si deve andare ad analizzare l'educazione che spesso questi uomini hanno avuto, e anche queste donne. Io non credo che la donna che subisce violenza di per sé sia una donna debole, io dico che è una donna e basta, perché in uno stato femminile non troppo emancipato, il meccanismo primario è quello dell'accettazione. Una donna, poi, è anche madre e si sente madre anche rispetto a quell'uomo, che spesso la mortifica. Quindi la struttura femminile è molto più forte di quella maschile e, secondo me, è proprio questa forza che fa succedere spesso un corto circuito nell'esaminare in maniera lucida quello che sta avvenendo in famiglia. Per questo motivo, una donna forte si sente di poter superare tutto da sola, giustifica l'uomo, perché è l'uomo di casa ed è abituata a vederlo in una dimensione di potere, quindi fa fatica a capire quali sono i paletti entro i quali muoversi nel rispetto reciproco. Ecco, bisogna far capire che questo non c'entra niente, che dove manca il rispetto e c'è violenza, non c'è spazio per la comprensione.

Tu credi che questo cambiamento stia trovando la giusta accoglienza?

Più che in passato, questo sì. Il fatto di averne parlato tanto ha aiutato, sia a farle sentire meno sole, che a vergognarsi di meno. Parlarne è una forma di liberazione da certi problemi.

Oggi hai incontrato tante donne coraggiose, delle vere e proprie ‘guerriere'. Tante emozioni, quali quelle dominanti?

Ho sempre una forma di grande commozione, un po' mi capita quando tocco con mano il disagio e il dolore, è stato sempre così per me. Tanta speranza però nel vederle unite in un percorso così civile e prezioso, di partecipazione. Fa bene all'anima. Nutre anche me, sono sempre scambi preziosi di conoscenza.

Come vorresti fosse vista la tua presenza sul campo per le donne che non vogliono più rimanere in silenzio?

Vorrei che loro sapessero davvero che qualcuno, nato semmai in una condizione diversa, possa essere un loro stesso segmento per arrivare a farsi sentire dove si è troppo lontani, nei posti dove queste parole dovrebbero arrivare per cambiare qualcosa. Mi farebbe piacere che loro arrivassero a sentire concretamente di poter contare su di me.

In generale, che atmosfera avverti oggi in Italia?

Questo è un Paese che purtroppo è molto intorpidito, non è incline al concetto di ‘guerra civile' e noi non siamo capaci di rivendicare i nostri diritti. La politica se n'è anche molto spesso approfittata, quindi mi piacerebbe che ci fosse in generale più partecipazione, meno social e più attiva. La gente oggi pensa che sfogarsi nei commenti sotto un post sui social basti a fare qualcosa, a compiere una piccola rivoluzione, ma non è così, dopo 20 minuti è tutto finito e non è cambiato niente. Per questo io credo ancora nella gente in piazza, nel segno evidente di protesta. Credo che ci sarà un momento in cui si ritornerà a farsi sentire con manifestazioni più efficaci, per questo non bisogna arrendersi.

Che valore ha il talento, e l'arte in generale, nella ricostruzione sociale di un territorio?

Quando parlo di documentarsi, di leggere, quella anche è arte. L'approccio con la cultura può avvenire in tanti modi, non c'è bisogno necessariamente di fare tanti studi. La curiosità personale tiene vivo un bagaglio culturale che oggi è anche più facile arricchire perché ci sono tante possibilità per conoscere, capire e farsi un'opinione libera. Per me, la bellezza è questa, è essere liberi. Io sono convinta che la bellezza della libertà mentale, caratteriale, sia esattamente come la Cappella Sistina e il Cristo Velato, e che questo porti alla vera emancipazione. E il talento di ognuno di noi deve servire per sentirsi appagati e per realizzare il miracolo della vita tutti i giorni.