1 Novembre 2020
14:14

Sean Connery adorava 007: “Vergognarmi di James Bond? Se ridessi di lui riderei di me stesso”

Sean Connery è stato uno di quegli interpreti che ha rischiato di essere fagocitato dal suo personaggio per eccellenza, James Bond. Ma l’attore scozzese, come raccontò a Oriana Fallaci nel 1965, amava Bond per la sua ironia e perché sentiva di aver lasciato in quel ruolo un pezzo di sé: “Bond è oggi talmente accettato che perfino i filosofi si scomodano per analizzarlo. Ridendo insomma tutti lo prendono terribilmente sul serio”.
A cura di Andrea Parrella
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Rimanere ingabbiati in un personaggio? Al cinema è una possibilità che attrici e attori legittimamente si augurano, per poi trasformarsi in qualcosa con cui fare i conti dopo. Sean Connery è stato un illustre rappresentante di quella categoria di interpreti inseparabili da un personaggio che hanno interpretato davanti alla macchina da presa. Connery e 007 sono una cosa, i suoi successori nel ruolo di James Bond hanno dovuto fare i conti con la sua ombra.

L'intervista di Oriana Fallaci a Sean Connery nel 1965

Ma a dispetto di quanto si possa credere, Sean Connery, morto nelle scorse ore all'età di 90 anni, uomo affascinante e dal carattere pronunciato nonché spigoloso, con Bondo non aveva alcun rapporto di competizione e mai lo ha rigettato. Anzi. Il timore di tirare in ballo la questione lo ebbe anche Oriana Fallaci, che pure non era esattamente una giornalista che aveva timore di chiedere, ebbe qualche titubanza nel tirare in ballo l'argomeno Bond in un'intervista che fece all'attore nel 1965, per L'Europeo. "Mi si dice che al solo udire il nome James Bond lei si arrabbia, si alza e va via. Be'? Non si arrabbia?", chiese la giornalista all'attore, che inaspettatamente rispose disattendendo le aspettative: "Arrabbiarmi? E perché? Non mi vergogno mica dei film di Bond. Sono divertenti, intelligenti, diventano ogni volta più impegnativi, migliorano ogni volta di qualità. Per me interpretare James Bond è come recitare Macbeth a teatro. Non è poi così facile, quel ruolo". 

Per capire il contesto dell'intervista, nel 1965 Sean Connery era a cavallo tra il terzo e il quarto film tratto dalla saga di Bond. Missione Goldfinger e Thunderball (Operazione Tuono), usciti rispettivamente tra il 1964 e il 1965, erano già i frutti di un marchio che era già successo internazionale, nato da aspettative molto basse e un budget risicato per il primo film. Licenza di uccidere era costato soli 800mila dollari, come ha raccontato Ursula Andress in un'intervista al Corriere: "Era una produzione piccola, io avevo accettato il film pur pensando che nessuno lo avrebbe mai visto, la sceneggiatura non mi era piaciuta per niente".

Connery e Bond una cosa sola

Sean Connery rispondeva quindi alle domande di Fallaci quando Bond era già un personaggio definitivamente cucito su di lui. La giornalista gli chiede se abbia dunque avuto delle esitazioni prima di dire sì al personaggi di Bond. E l'attore scozzese sfatò un mito rispetto al fastidio che un personaggio pesante possa avere sulla carriera di un attore o un'attrice:

Era la fortuna, mia cara. E la fortuna capita una volta sola. M'avrebbero confuso con Bond? Per un attore, per uno scrittore, esiste sempre il pericolo d'esser confuso col suo personaggio. Guardi: non esitai un minuto.

Connery apprezzava soprattutto l'aspetto ironica di Bond, che reputava "divertente, destinato a piacere, infine mi si addiceva fisicamente. Io vede – rivelava l'attore a Fallaci – non ho mai avuto una faccia da bello: una faccia accettabile. Ho sempre avuto questa faccia difficile, da adulto, segnata, ce l' avevo così anche a 16 anni, a 16 anni ne dimostravo già 30, e sfondare senza una faccia da bello è tutt'altro che facile. Ai produttori dissi soltanto che il personaggio aveva un difetto, mancava di humour. Ne convennero e vede: Bond è oggi talmente accettato che perfino i filosofi si scomodano per analizzarlo. Ridendo insomma tutti lo prendono terribilmente sul serio". 

Una compenetrazione totale tra sé e l'agente 007 di cui lo stesso Connery era profondamente consapevole. "Prende Bond sul serio o ne ride?", chiese Fallaci: "Se ne ridessi riderei di me stesso".

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