27 Giugno 2012
20:52

Take Shelter, il rifugio della mente e dell’anima

Il regista Jeff Nichols ci porta nei meandri della mente di un uomo affetto da schizofrenia paranoica, dove realtà e immaginazione si fondono, dando vita a visioni apocalittiche.
A cura di Ciro Brandi

Il 29 giugno arriva nelle sale italiane una pellicola che, secondo noi, merita la vostra attenzione. Si tratta del thriller-drammatico “Take Shelter” (letteralmente, “mettersi al riparo”), scritto e diretto da Jeff Nichols. Il film ha fatto parte della selezione ufficiale del Sundance Film Festival 2011 e, successivamente, è stato presentato al Festival di Cannes 2011, nella sezione Settimana Internazionale della Critica, dove ha vinto il Gran Premio e altri premi collaterali. E’ una pellicola da apprezzare soprattutto per le tematiche, lo stile, il senso e la morale che, in questo caso, non è univoca e scontata, anzi, permette di spaziare nei meandri dei concetti di paura, ragione, follia, includendo anche un tocco di soprannaturale. Il regista ci porta nelle mente del protagonista, un uomo che soffre di schizofrenia paranoide, e la realtà sembra fondersi con la sua immaginazione. Ma alla fine chi avrà ragione?

La trama

Take Shelter

Curtis LaForche è un uomo tranquillo che vive in una piccola cittadina dell'Ohio, assieme alla moglie Samantha e alla figlia Hannah, sorda dalla nascita. La famiglia LaForche conduce una vita modesta: Curtis è operaio mentre Samantha è casalinga e sarta part-time, ma il denaro per le spese quotidiane e l'assistenza sanitaria di Hannah non basta mai, nonostante ciò sono una famiglia felice. Un giorno Curtis inizia ad avere delle terribili visioni su violente e disastrose tempeste, che decide di tenere per se. Ma con l'aumentare delle visioni, l'uomo inizia a comportarsi in modo ossessivo, arrivando a costruire un rifugio nel cortile per proteggere la sua famiglia dalle minacciose tempeste, investendo molti soldi. Il comportamento apparentemente inspiegabile di Curtis genera tensioni nel suo matrimonio e conflitti con gli altri abitanti della comunità. Cosa e quanto c’è di vero nei suoi pseudo-incubi?

Il cast

Take Shelter

Lo straordinario protagonista maschile è Michael Shannon, apparso in molti film di successo come “World Trade Center”(2006), di Oliver Stone e “Revolutionary Road” (2008) di Sam Mendes, per il quale ottiene la sua prima candidatura all’Oscar come miglior attore non protagonista. Nel 2010 ha preso parte anche alla serie tv della HBO, “Boardwalk Empire – L’impero del crimine”, nel ruolo dell’agente Nelson Van Alden. Nei panni di Samantha LaForche c’è la lanciatissima Jessica Chastain, vista recentemente nel thriller “Le paludi della morte” al fianco di Sam Worthington. A completare il cast troviamo altri eccellenti attori: Shea Whigam (Dewart), Kathy Baker (Sarah), Katy Mixon (Nat), Ray McKinnon (Kyle), Lisa Gay Hamilton (Kendra), Robert Longstreet (Jim) e Tova Stewart (Hannah LaForche).

La nostra recensione

E’ senza dubbio un film che va visto. Senza dubbio, la trama non è originalissima e la tecnica registica ricorda molto quella di Terence Malick (“The Tree of Life”) e soprattutto di M. Night Shyamalan (“The Village”, “E venne il giorno”), ma gli spunti narrativi, le scene, la fotografia – di Adam Stone – e la bravura degli attori protagonisti, ne fanno un’opera davvero interessante. “Take Shelter” è una pellicola di genere drammatico ma rientra a pieno titolo anche nel filone dei film apocalittici che riscuotono da sempre un enorme successo al cinema. In questo caso, Curtis, il protagonista maschile, interpretato da un formidabile Michael Shannon, veramente da applausi, vive interiormente la propria tragedia, uno stato di eterno incubo, di cui il bravissimo attore ci mostra gli effetti, man mano che il film prosegue, sul suo volto e sul fisico, debilitato e stanco. Molto intense e toccanti anche le performance di Jessica Chastain e della piccola Tova Stewart, ingabbiata in un mondo senza suoni, quindi riesce solo a vedere e percepire l’amarezza e l’angoscia di chi le sta intorno. La pellicola presenta una pericolosa lentezza in alcuni tratti, ma ciò, forse, è stato voluto dallo stesso regista Jeff Nichols, dato che il finale è veramente sorprendente, anche se prevedibile.

Voto: 7

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