Il 16 gennaio 1998 usciva nelle sale italiane “Titanic”, vero e proprio fenomeno cinematografico degli anni ’90, ma non solo, diretto da James Cameron. Il visionario e geniale regista racconta la storia d’amore di Jack (Leonardo DiCaprio), scapestrato sognatore senza un soldo che s’imbarcherà sullo storico transatlantico dopo aver vinto un biglietto di terza classe a poker e della bella e altolocata Rose (Kate Winslet), promessa sposa al perfido e ricco Cal (Billy Zane). Il loro amore s’intreccerà alla tragedia che tutti conosciamo, avvenuta nella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, durante il viaggio inaugurale della nave – da Southampton a New York – e che costò la vita a quasi 1500 persone. La “Titanicmania” travolse anche il nostro paese in brevissimo tempo e gli spettatori presero letteralmente d’assalto le sale (anche più volte) sulla scia del clamore suscitato all’estero (in USA è uscito il 19 dicembre 1997) e sulla fama ottenuta dei due protagonisti principali, presenti praticamente su tutti i media del globo. Ma quali sono le ragioni di un così enorme clamore?

Una squadra perfetta e un cast di grandi talenti

“Titanic” è un vero e proprio kolossal come non se ne vedevano da anni, forse addirittura dai tempi di “Via col vento” e “Ben-Hur”. Cameron, famoso all’epoca per la saga di “Terminator”, iniziata nel 1984 e “Aliens – Scontro finale”(1986), decise di portare sul grande schermo qualcosa di grandioso ed estremamente ambizioso, ma non sapeva che stava per entrare nella storia del cinema. La pellicola era il progetto più costoso mai realizzato e, infatti, i costi di produzione arrivarono a 200 milioni di dollari, più altri 85 spesi per la promozione, anche se alla fine i suoi sforzi furono ampiamente premiati. Il regista seppe fiutare il grande potenziale di Leonardo DiCaprio, all’epoca 23enne e noto al pubblico dei più giovani per la sua performance, l’anno prima, in “Romeo + Giulietta di William Shakespeare”(1996), di Baz Luhrmann e di Kate Winslet, famosa per “Ragione e sentimento”(1995) di Ang Lee e “Hamlet”(1996), diretto da Kenneth Branagh e li assoldò facendone dei divi di prima grandezza. Bellissimi e talentuosi, i due danno vita ad una storia d’amore (narrata da una Rose anziana, interpretata dalla compianta Gloria Stuart) epocale sullo sfondo di una tragedia immane e, anche se si sapeva come sarebbe andata a finire, tutti furono magnetizzati dalla curiosità di vedere quel capolavoro di cui il mondo parlava in maniera entusiasta e univoca. Peccato solo per la nomination mancata a DiCaprio, errore madornale che, nella lunga lista dell’Academy, figura ai primi posti.

Cameron si occupò anche della sceneggiatura e della produzione, con Jon Landau, volle costruire la sua “creatura” da cima a fondo e mise assieme una squadra tecnicamente ineccepibile di geniacci degli effetti speciali, affidando la fotografia a Russell Carpenter, collaborando al montaggio  con Conrad Buff e Richard A. Harris mentre le musiche e la scenografia furono curate, rispettivamente, da James Horner e Peter Lamont. Un puzzle perfetto che non poteva non stupire visivamente il pubblico e far impazzire la critica.

Il magnetismo del dramma storico e la forza dell’amore puro

Amore puro e dramma storico, differenze e ingiustizie tra classi sociali, amicizia, solidarietà, sono solo alcune delle tematiche trattate da Cameron nel suo gioiello che comunque presenta una struttura narrativa alla “Romeo e Giulietta”, con un amore che non ha un lieto fine ma che appassiona dal primo minuto. La passione e i sentimenti veri vincono, anche se per poco tempo, sull’amore condizionato dalle convenzioni sociali dell’epoca; le differenze di classe vengono annullate o, quantomeno, unite dalla tragedia comune fino al triste epilogo che tutti conosciamo ma che consegnerà il ricordo alla memoria di Rose per sempre. A 20 anni di distanza, riusciamo ancora a riportare alla mente la scena del primo incontro tra Jack e Rose; quella del bacio a prua; del dipinto; dell’incontro appassionato in macchina e, naturalmente, degli ultimi minuti fatali per il ragazzo. Sono proprio questi i segreti del successo di “Titanic”, trainati dalla hit “My Heart Will Go On”, di Celine Dion, storico pezzo arrivato ai primi posti in classifica in quasi tutto il mondo e seconda solo a “I Will Always Love You” di Whitney Houston per successo e settimane di permanenza in classifica.

11 Oscar e un posto d’onore nella storia del cinema

Con il clamore, arrivarono anche i premi e gli incassi da record. All’epoca, diventò il film di maggior incasso della storia del cinema e, ad oggi, ha raggiunto la cifra di 2.187.463.944 dollari, superato solo da “Avatar”, nel 2009, diretto sempre da James Cameron, che ha incassato 2.787.965.087 dollari. Le nomination agli Oscar furono 14 e le statuette vinte 11, proprio come gli altri due film epici – “Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re”(2003) e “Ben-Hur”(1959) – con i quali condivide l’inarrivabile podio. Naturalmente, la pellicola portò a casa altre decine di premi e, ancora oggi, è amatissimo dagli spettatori di qualsiasi età perchè le emozioni sono rimaste realmente intatte e ogni volta che capita di rivederlo è come se fosse la prima, proprio come accade con tutti i grandi capolavori che sanno toccare le corde giuste.