Ben Affleck stacca da lavoro, entra in auto e si stappa una lattina di birra. Si ferma a un pub prima di rientrare e si fa una pinta, poi due, poi tre. Passa per il market sotto casa e fa il pieno di lattine e liquori. Si fa una doccia, prima di insaponarsi sorseggia un po' di birra dalla lattina appoggiata lì dove di solito si tiene il bagnoschiuma. Non è finita qui. Una fila di birre in lattina lo aspetta in frigo, ne prende una e la ripone nel freezer, lì dove ne prende un'altra tenuta in freddo in precedenza. E il giro ricomincia.

Jack Cunningham è un alcolizzato funzionale

La premessa di "Tornare a vincere" è questa. Difficile guardare il film diretto da Gavin O'Connor disponibile per l'acquisto e il noleggio in digitale sui principali store (da AppleTv a Chili, da Sky Primafila a Infinity) e non pensare a quella che è stata la vita reale di Ben Affleck negli ultimi 10-15 anni. E la credibilità con cui l'attore affronta queste scene, è straziante. Ben Affleck è Jack Cunningham, un alcolizzato funzionale. La sua è una deriva lenta. Raramente finisce fuori gioco, sopraffatto dall'ubriachezza. Nella fase iniziale, il film piuttosto pone l'accento sulla sua drammatica routine, sulla sua miserabile rassegnazione.

Fino a quando non arriva l'occasione di provare a "tornare a vincere", appunto. Quando viene contattato dal preside del suo vecchio liceo, un prete, per provare ad allenare la squadra di basket scuola nella quale brillò da ragazzo, considerato dagli addetti ai lavori come una vera e propria promessa del "game", Jack accetta finendo per trovare la forza di rialzarsi, di guardarsi in faccia e affrontare una volta per tutte i suoi demoni.

Un film fondamentale per Ben Affleck

È un film che rappresenta uno snodo fondamentale per Ben Affleck. Un film nel quale c'è molto della sua vita e che non tratteggia nessuna cartolina stereotipata, nessuna fenomenologia. Si tratta semplicemente della storia di un uomo profondamente in crisi, inconsapevole del fatto che ha un disperato bisogno di essere riabilitato. Il basket resta solo un pretesto nella narrazione, il film tocca corde completamente differenti. La svolta finale, che tocca a voi scoprire, è emotivamente toccante e solleva da una trama che per certi versi è abbastanza elementare. Dopo questo film è impossibile non provare qualcosa che vada oltre la semplice compassione per Jack Cunningham. Ed è impossibile non tornare ad amare Ben Affleck, che finalmente ha fatto un film senza forzature e senza presunzioni.