Se fosse un re, bisognerebbe inchinarsi ad ogni suo passaggio. Il fenomenale Kirk Douglas, il 9 dicembre compie 100 anni. Il divo dei record, oltre ad aver girato circa 80 film per il cinema e per la televisione, è il papà del grande Michael (ma anche di Joel, Eric e Peter), un filantropo, uno scrittore ed è l’attore premio Oscar più anziano ancora in vita. Di origini umilissime, Douglas è diventato un’icona girando pellicole immortali come “Il grande campione”, “L’asso nella manica”, “Il bruto e la bella”, “Orizzonti di gloria”, l’indimenticabile “Spartacus”, “Ulisse”, “20.000 leghe sotto i mari” e, grazie al suo fisico atletico, allo sguardo magnetico, al fascino unico e inimitabile, ha saputo cimentarsi in qualsiasi genere, dal western, al dramma, dal thriller ai film storici e di guerra. 100 anni di cinema, sogni, storie crude e appassionanti, personaggi fantastici, ma anche segnati da tragedie devastanti.

Le origini umili e “Il grande campione”.

L’attore, il cui vero nome è Issur Danielovitch Demsky, è nato ad Amsterdam, una cittadina della contea di Montgomery, nello stato di New York. Figlio di due immigrati bielorussi, come dice lui fieramente nella sua autobiografia, “venditori di stracci”, il divo si laurea prima in Lettere e poi prende il diploma alla prestigiosa American Academy of Dramatic Arts di New York. Douglas, dopo aver prestato servizio presso la Marina degli Stati Uniti durante la Seconda Guerra Mondiale, inizia a lavorare a Broadway con il mitico Guthrie Mc Clintic, che gli suggerirà anche il nome d’arte che l’ha reso un divo di prima grandezza. Dal 1943 al 1951, l’attore è stato sposato con l’attrice britannica Diana Dill, dalla quale ha avuto i due figli Michael e Joel. L’esordio al cinema, invece, avviene nel 1946 e il primo ruolo è quello del procuratore distrettuale nel film “Lo strano amore di Marta Ivers”, dramma noir di Lewis Milestone. Dopo altre pellicole di scarso seguito, il primo ruolo importante arriva grazie al film “Il grande campione”(1949), di Mark Robson, dove interpretata la parte del pugile Midge Kelly, che gli regalerà la nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista.

“Ulisse” e “20.000 leghe sotto i mari”.

Il successo vero e proprio lo travolge con “L’asso nella manica”(1951), di Billy Wilder, dove Douglas interpreta il ruolo di Chuck Tatum, giornalista speculatore e senza scrupoli che vedrà, però, i suoi piani andare in frantumi e, sempre nello stesso anno, gira il dramma “Pietà per i giusti”, del grande William Wyler, nei panni dello spietato detective James McLeod. I ruoli da “bastardo” non lo abbandonano, dato che Vincente Minnelli gli affida quello del grigio produttore Jonathan Shields ne “Il bruto e la bella”, accanto alla meravigliosa Lana Turner. Anche in questo caso, l’attore riceve la nomination agli Oscar come Miglior attore protagonista. Nel 1952 gira il western “Il grande cielo”, di Howard Hawks e, due anni dopo, Douglas fonda anche la sua casa di produzione, la Bryna Productions e, nello stesso anno, Mario Camerini gli affida il ruolo di “Ulisse”(1954), kolossal storico in cui recitano anche Silvana Mangano, Anthony Quinn e Franco Interlenghi. Sempre nel ’54, accetta il ruolo del fiociniere canadese Ned Land in “20.000 leghe sotto i mari”, di Richard Fleischer, ad oggi tra i suoi film più famosi. Nello stesso anno, sposa la produttrice Anne Buydens, dalla quale ha avuto gli altri due figli Peter Vincent ed Eric, morto all’età di 46 anni per overdose.

“Orizzonti di gloria”, “Spartacus” e l’Oscar alla carriera.

Nel 1956, Minnelli lo richiama per affidargli il ruolo del pittore Van Gogh nel film “Brama di vivere”, che gli regala la sua terza nomination agli Oscar. Il suo talento non passa inosservato neanche all’esigentissimo Stanley Kubrick, che lo vuole per il bellissimo “Orizzonti di gloria”(1957), film ambientato durante la prima guerra mondiale ma fortemente antimilitarista, in cui Douglas ha il ruolo del colonnello Dax. Con il grande Burt Lancaster, gira il western “Sfida all’O.K. Corral”(1957), di John Sturges, mentre, sempre con Kubrick, l’attore gira, forse, la pellicola che gli ha regalato maggiore visibilità, “Spartacus”(1960), kolossal da 4 Oscar, in cui interpreta la parte dle protagonista, il gladiatore e condottiero trace che capeggiò la rivolta di schiavi passata alla storia come Terza guerra servile. La sua passione per il western continua con “L’occhio caldo del cielo”(1961), di Robert Aldrich e “Solo sotto le stelle”(1962), diretto da David Miller. Con John Huston, gira il drammatico “I cinque volti dell’assassino”(1963) e, finalmente, dopo tre nomination andate a vuoto, l’Academy gli conferisce un meritatissimo Oscar alla carriera, nel 1966.

I grandi western degli anni ‘70.

Gli anni ’70, si aprono con il western “Uomini e cobra”, diretto da Joseph L. Mankiewicz mentre l’italiano Michele Lupo lo vuole per il poliziesco “Un uomo da rispettare”(1972), accanto a Giuliano Gemma e Florinda Bolkan. L’anno dopo, esordisce alla regia, coadiuvato da Zoran Calic, con il western “Un magnifico ceffo da galera” e ci provò gusto, dato che, nel 1975, girerà da solo “I giustizieri del West”. In seguito, è l’ingegnere americano Robert Caine in “Holocaust 2000”(1977), del nostro Alberto De Martino e Brian De Palma lo vuole per i non fortunatissimi “Fury”, thriller del 1978 e per la commedia “Home Movies – Vizietti familiari”, del 1980. Proprio durante gli anni ’80, Douglas gira poche pellicole. Tra quelle degne di nota ricordiamo “L’uomo del fiume nevoso”(1982), di George Miller e la divertente commedia “Due tipi incorreggibili”(1986), col suo amico di una vita, Burt Lancaster.

L’incidente del 1991 e “Vizio di famiglia” con suo figlio Michael.

Nel 1991, l’attore sopravvive per miracolo ad un incidente in elicottero, dove i suoi due compagni di volo persero la vita. In quell’anno, prende parte alla commedia “Oscar – Un fidanzato per due figlie”, di John Landis, con Sylvester Stallone e Ornella Muti e al dramma “Veraz”, di Xavier Castano mentre Jonathan Lynn lo vuole accanto a Michael J.Fox nella commedia “Caro Zio Joe”(1994). Nel 1996, l’attore fu colpito da un ictus, ma grazie ad intense e lunghe sedute di riabilitazione, Douglas si rimise come un vero leone. Nel 2003, gira con suo figlio Michael il film “Vizio di famiglia”, diretto da Fred Schepisi, sua penultima pellicola, prima del profondo “Illusion”, di Michael A. Goorjian, dove Douglas interpreta il ruolo del regista Donald Baines, che ha deciso di morire da solo nella sua sala di proiezione privata, mentre guarda i film a cui ha dedicato la sua vita. Oggi, a 100 anni, l’attore ama recitare poesie e scrivere, nella sua casa di Beverly Hills ma suo figlio Michael ha già preparato un immenso party con centinaia di invitati per festeggiare il suo iconico papà. Condizione fondamentale? Niente regali ma tanta beneficenza.