Una vita fatta di alti e bassi. Roman Polanski sembra aver vissuto perennemente sulle montagne russe. Oggi compie 80 anni e la sua stessa esistenza sembra essere la trama di un film. Nasce a Parigi ma è di origine polacca. Nel 1936 i suoi si trasferiscono a Cracovia, ma in seguito all’invasione nazista della Polonia, sua madre morì nel campo di concentramento di Auschwitz e suo padre sopravvisse a quello di Mathausem, salvando anche lo stesso Roman, mandandolo a vivere in un famiglia cattolica. Quando la guerra finì, Polanski studiò recitazione e il suo debutto come regista risale al 1955 con “Rower”, film semiautobiografico su un uomo appassionato di ciclismo, malmenato e derubato. Il primo vero successo lo ottiene con "Il coltello nell'acqua" del 1962, film che fu battuto alla corsa all'Oscar da "" di Federico Fellini. In seguito si spostò in Francia, dove diresse alcuni cortometraggi, e poi in Gran Bretagna, dove iniziò l’importante collaborazione con con lo sceneggiatore francese Gérard Brach, col quale dato vita a tre film: “Repulsione” (1965), “Cul-de-sac”(1966) – per il quale vince l’Orso d’Oro a Berlino – e “Per favore non mordermi sul collo” (1967). Nel 1968 si trasferisce negli Stati Uniti e qui gira dove girò uno dei suoi film di maggior successo, “Rosemary's Baby”, basato sull'omonimo romanzo di Ira Levin. La pellicola, un thriller-horror alquanto controverso, racconta la storia di Rosemary, giovane e innocente donna, il cui marito concede che sia messa incinta dal diavolo in cambio di una carriera di successo. Il film vale al regista una seconda candidatura all'Oscar.

Nel 1969 subisce due gravi lutti: muore il suo grandissimo amico compositore Krzysztof Komeda, le cui musiche sono presenti in tutti i suoi film, e, una sera d’agosto, mentre il regista era a Londra la setta di Charles Manson fece irruzione nel suo appartamento a Los Angeles dove sua moglie Sharon Tate, all'ottavo mese di gravidanza, stava passando una serata con alcuni amici. Furono tutti uccisi, inclusa Sharon. Dopo anni di depressione, ecco arrivare le undici nomination all’Oscar di “Chinatown”, nel 1974, con Jack Nicholson e Faye Dunaway anche se la sorte gli tira un altro tiro mancino. Nel 1977, il regista viene accusato a Los Angeles di violenza sessuale ai danni di una tredicenne, Samantha Geimer. Viene condannato a 90 giorni di carcere, ma ne sconta solo 42. Approfittando di un ricorso da parte dei suoi legali, Polanski esce di prigione e fugge dagli Stati Uniti, trovando rifugio in Europa. Dopo varie peripezie legali e non, Polanski ha risolto i suoi conti con la giustizia e ha chiesto chiedendo scusa alla Geimer. Dopo il buio per lui viene di nuovo la luce con l’Oscar e la Palma d’Oro a Cannes per il bellissimo film “Il pianista”(2002), con Adrien Brody nei panni di un musicista durante l'occupazione nazista della Polonia e "Carnage" (2011), presentato al Festival di Venezia. All’ultimo Festival di Cannes ha riscosso molto successo con la “Venere in pelliccia”, mentre nel 2014 è prevista l’uscita del suo nuovo film, intitolato “D”, il cui tema è quello dell'affaire Dreyfus.