Il 15 agosto 1979, “Apocalypse Now”, il faticoso ed ennesimo pilastro della filmografia di Francis Ford Coppola, usciva nelle sale statunitensi. Il maestro del cinema ci riporta al 1969, in piena guerra del Vietnam. Al capitano Willard (Martin Sheen), viene affidato l’arduo compito di risalire il fiume Nung per trovare ed eliminare una volta per tutte il folle e pericoloso colonnello Kurtz (Marlon Brando), ex alto ufficiale dei Berretti Verdi che da tempo è diventato un disertore a capo di una legione che sta facendo centinaia di morti. Willard dovrà infiltrarsi tra le sue fila e, appena arrivato a destinazione, conosce il folle tenente colonnello William “Bill” Kilgore (Robert Duvall), comandante della “cavalleria dell’aria”, che attaccherà un villaggio dei vietcong facendo mandare a tutto volume la Cavalcata delle Valchirie di Richard Wagner, costringendo poi i suoi uomini a fare surf. Dopo altre diatribe, Willard arriva da Kurtz che gli spiega le sue personali teorie sulla guerra e sulla civiltà e Willard capisce, finalmente, che l’uomo è caratterizzato solamente da una ferocia sanguinaria senza scrupoli e farà tutto il possibile per eliminarlo.

La genesi travagliata della pellicola

Prima di Francis Ford Coppola, già osannato in tutto il mondo per “Il Padrino”, furono George Lucas e Steven Spielberg ad ingaggiare John Milius come sceneggiatore di un film sulla guerra in Vietnam e fu poi Francis Ford Coppola a riprendere il progetto che andò momentaneamente in soffitta, dando circa 15mila dollari per sviluppare la sceneggiatura basandosi sul famoso romanzo “Cuore di tenebra”, di Joseph Conrad. Il regista s’impegnò enormemente nella sua produzione, dando letteralmente un pezzo della sua vita per la realizzazione. Il set scelto furono le Filippine ma, invece delle 6 settimane previste per le riprese, la troupe e gli attori vi lavorarono per un anno e mezzo, i soldi cominciarono improvvisamente a scarseggiare e la produzione fu ostacolato apertamente dal governo americano per la sua tematica palesemente antimilitarista. Come se non bastasse, nel 1976, un violento tifone provocò la distruzione di tutte le scenografie. Coppola cadde addirittura in depressione, mettendo a repentaglio il rapporto con sua moglie e finanziando di tasca propria – con la sua casa di produzione Zoetrope – la parte rimasta scoperta.

La guerra inutile in un microcosmo di personaggi allucinati

Nonostante gli enormi sacrifici, oggi si può dire che ne valse assolutamente la pena. Coppola stava girando il più grande film sulla guerra del Vietnam della storia del cinema ma, in generale, sulla contrapposizione tra bene e male, sui danni provocati dall’inutile guerra e dal neocolonialismo statunitense, eliminando ipocrisie e morali spicciole, ma servendosi di un microcosmo di personaggi allucinati, surreali e folli. Willard e Kurtz sono il bene e il male, due facce della stessa medaglia che s’incontrano e scontrano, vittime e carnefici allo stesso tempo, immersi in una Cambogia infernale dove la guerra è condotta come una partita a scacchi e le pedine sono essere umani inermi.

Il fenomenale cast di attori e tecnici

Tutto il progetto è retto dalle straordinarie interpretazioni di Martin Sheen, Marlon Brando e Robert Duvall, anche se inizialmente per il ruolo di Willard erano stati fatti i nomi di Steve McQueen, Al Pacino, Clint Eastwood, Nick Nolte e tanti altri divi mentre per dare un volto al malvagio Kurtz si era pensato a Jack Nicholson. I tre insieme formano le colonne portanti della pellicola, dimostrando di essere qualcosa che va oltre il mestiere di attore e diventa pura magia ed estremo magnetismo. Impossibile non menzionare anche le performance di Frederic Forrest (Chef), Albert Hall (George Phillips), Sam Bottoms (Lance B. Johnson), Laurence Fishburne (Mr. Clean), Harrison Ford (Colonnello Lucas) e Dennis Hopper (Il fotoreporter). L’immenso Vittorio Storaro, con la sua fotografia, diede un valore aggiunti esorbitante così come le scenografie di Dean Tavoularis, Angelo P. Graham e George Nelson e gli effetti speciali di A. D. Flowers e Joe Lombardi, John Fraser e Larry Cavanag, tasselli dello stesso mosaico di una pietra miliare eterna.

I premi, gli incassi e le altre versioni

A fronte di un budget di 30 milioni di dollari, “Apocalypse Now” riuscì ad incassarne 150 globalmente, di cui 78 solo in America. La pellicola portò a casa la Palma d’oro al Festival di Cannes del 1979, ex aequo con “Il tamburo di latta”, diretto da Volker Schlondorff. L’Academy, invece, nominò il film a 8 Oscar e alla fine ne vinse 2 – Migliore fotografia e Miglior sonoro – oltre a una valanga di altri premi in giro per il mondo. Nel 2001, fu pubblicata la versione restaurata con l’aggiunta di 47 minuti e materiale inedito, che ha addirittura un finale un tantino diverso da quello originale. In occasione, invece, del 40esimo anniversario, Coppola ha presentato nell’aprile scorso, al Tribeca Film Festival una versione intitolata “Apocalypse Now – Final Cut”, della durata di 183 minuti e rimasterizzata in 4K, che uscirà in USA il 15 agosto 2019 mentre in Italia dovrebbe arrivare il prossimo autunno.