La sua filmografia è composta da più di 120 film ed è assolutamente la diva francese più prolifica e conosciuta anche all’estero. Fascino eterno, eleganza senza tempo, occhi magnetici e un talento fuori dal comune hanno già fatto di Catherine Deneuve, 75 anni il 22 ottobre, una leggenda vivente. Nella sua bacheca campeggiano decine di premi tra cui una Coppa Volpi, un David di Donatello e 2 Premi César. Nel 1992 è arrivata anche la nomination agli Oscar per il film “Indocina”, di Régis Wargnier, nel 1998 l’Orso d’oro alla carriera e nel 2002 anche l’Orso d’argento per il Miglior contributo artistico per la pellicola “8 donne e un mistero”.

Il debutto con “Le collegiali” e l’incontro con Roger Vadim

La Deneuve è nata a Parigi ed è figlia d’arte perché i suoi genitori, Maurice Dorléac e Renée Deneuve, erano entrambi doppiatori. Anche le sue tre sorelle sono attrici. La diva ha iniziato a muovere i primi passi nel cinema a 13 anni, debuttando nel film “Le collegiali”(1956), di André Hunebelle, seguito da “Les Petits Chats”(1959), di Jacques R. Villa e “All’ultimo minuto”(1960), diretto da Jacques-Gérard Cornu. A lanciarla verso il cinema con la C maiuscola ci pensa Roger Vadim che, nel 1962, la vuole per “Il vizio e la virtù” e diventerà anche il suo compagno e il padre di suo figlio Christian, nato nel 1963.

“Bella di giorno” e “La mia droga si chiama Julie”

Dopo “L’uomo che vendette la Tour Eiffel”(1963), di Claude Chabrol, la ritroviamo sul set di “Caccia al maschio”(1964), con Jean-Paul Belmondo; “La costanza della ragione”(1964), del nostro Pasquale Festa Campanile e “Repulsione”(1965), diretto da Roman Polanski. Nel frattempo, dopo aver lasciato Vadim sposa il regista David Bailey, nel 1965, ma i due si separeranno nel 1972. Altre pellicole importanti di quegli anni sono “Les crèatures”(1966), di Agnès Varda; la scandalosa “Bella di giorno”(1967), diretta da Luis Bunuel; “Mayerling”(1968), di Terence Young e “La mia droga si chiama Julie”(1969), del grande Francois Truffaut, col quale avrà anche una lunga storia d’amore.

La storia d’amore con Marcello Mastroianni e i grandi film italiani

Nel 1969, vola a Hollywood per girare “Sento che mi sta succedendo qualcosa”, di Stuart Rosenberg, accanto a Jack Lemmon mentre nel 1972, sul set de “La cagna” di Marco Ferreri, conosce il nostro Marcello Mastroianni col quale vivrà una meravigliosa e lunga storia d’amore da cui nascerà la figlia Chiara. Insieme gireranno anche “Non toccare la donna bianca”(1973), sempre di Ferreri e “Niente di grave, suo marito è incinto”(1973), diretto da Jacques Demy. L’anno dopo la Deneuve lavora con Mauro Bolognini in “Fatti di gente perbene” mentre Dino Risi la dirigerà in “Anima persa”(1977). Dopo “La bandera – Marcia o muori”(1977), di Dick Richards è sul set di “Casotto”(1977), di Sergio Citti e con Claude Lelouch “Chissà se lo farei ancora”(1976) e “A noi due”(1979).

I premi con “L’ultimo metrò” e la nomination agli Oscar con “Indocina”

Nel 1980, grazie al film “L’ultimo metrò”, di Francois Truffaut, vince il David di Donatello e il Premio César come Miglior attrice protagonista, ma altri film degni di nota sono anche “Codice d’onore”(1981), di Alain Corneau; “Miriam si sveglia a mezzanotte”(1983), diretto dal compianto Tony Scott e “Speriamo che sia femmina”(1985), del maestro Mario Monicelli. Nel 1992 arriva, finalmente, arriva la nomination agli Oscar per l’intensa performance in “Indocina”, di Régis Wargnier a cui seguirà un bellissimo sodalizio col regista Manoel de Oliveira che la vorrà ne “I misteri del convento”(1995). Per “Place Vendome”(1998), di Nicole Garcia, la diva riceverà la Coppa Volpi a Venezia e nello stesso anno riceve anche l’Orso d’oro alla carriera a Berlino. In seguito girerà “le Vent de la nuit”(1999), di Philippe Garrel, “Dancer in the Dark”(2000), di Lars von Trier e “8 donne e un mistero”(2001), di Francois Ozon, per cui riceverà l’Orso d’argento con tutte le altri attrici del cast.

Il film con De Oliveira e Desplechin e gli ultimi lavori

Manoel de Oliveira la vorrà anche in “Ritorno a casa”(2002) a cui seguiranno i bellissimi “I re e la regina”(2004) e “Racconto di Natale”(2008), di Arnaud Desplechin; “L’eletto”(2006), di Guillaume Nicloux e “Potiche – La bella statuina”(2010), diretto sempre di Arnaud Desplechin. Le ultime pellicole a cui ha preso parte sono “Asterix & Obelix al servizio di Sua Maestà”(2012) di Laurent Tirard; “Elle s’en va”(2013), diretto da Emmanuelle Bercot; “Piccole crepe, grossi guai”(2014), di Pierre Salvadori; “Dio esiste e vive a Bruxelles”(2015), diretto da Jaco Van Dormael; “A testa alta”(2015) della Bercot e “Quello che so di lei”(2017), del bravissimo Martin Provost.