Stephen Hopkins, nel 2016, portava nelle sale il biopic “Race – Il colore della vittoria”, incentrato sulla vita dell'atleta afroamericano Jesse Owens (Stephan James), che vinse quattro medaglie d'oro alle Olimpiadi del 1936 a Berlino entrando nella leggenda dell’atletica. Hopkins, attraverso la voce della figlia Marlene, racconta la storia di questo mitico personaggio, smentendo alcune falsità e chiarendo alcuni episodi poco chiari, relativi soprattutto agli incontri con personalità di rilievo come il Führer, il Presidente americano Delano Roosevelt e altre. La storia di Owens, ambientata nell’America della Grande depressione, spezzò in due il razzismo e sconvolse la società dell’epoca, estremamente convinta della supremazia della razza ariana. Ecco 5 ulteriori curiosità sulla pellicola che, probabilmente, non sapevate

1. Il protagonista doveva essere John Boyega

John Boyega doveva interpretare il ruolo del protagonista Owens ma, nel mese di aprile del 2015, l’attore abbandonò il progetto per girare “Star Wars – Il Risveglio della Forza”, di J.J. Abrams. Al suo posto, fu assoldato l’esordiente Stephan James.

2. La verità sul saluto a Hitler

La pellicola doveva avere al centro della narrazione il confronto/scontro tra Owens e Hitler, basandosi sulle dichiarazioni dello stesso atleta. In realtà, nella biografia di Owens, c’è scritto che dopo la vittoria sul tedesco Luz Long, lui passò davanti alla tribuna d’onore e il Fuhrer fece un cenno con la mano per salutarlo e lui rispose allo stesso modo, quindi non è vero che ci fu “freddezza” tra i due o, addirittura odio per aver sconfitto un atleta “ariano”. La figlia Marlene ha confermato i fatti e, anzi, ha aggiunto che Owens rimase male soprattutto per il mancato invito del Presidente Roosevelt alla Casa Bianca.

3. Jason Sudeikis e l’ispirazione per Larry Snyder

Esistono pochissime informazioni storiche sull’allenatore Larry Snyder, così, per costruire il suo personaggio, Jason Sudeikis ha preso ispirazione da Gene Hackman in “Colpo vincente”(1986) e Kevin Costner in “Bull Durham – Un gioco a tre mani”(1998).

4. Il supporto alla produzione delle figlie di Owens

Le figlie di Jesse Owens – Gloria, Marlene e Beverly – hanno dato tantissimo supporto alla produzione. Il regista e gli sceneggiatori hanno inviato loro lo script per l’approvazione e le hanno incontrare personalmente. Le tre sorelle sono state spesso sul set e hanno dato anche preziosi consigli all’attore protagonista per portare al meglio la personalità del loro papà sul grande schermo.

5. Gli atleti “fratelli”

Stephan James, il protagonista, e Shamier Anderson, che nel film interpreta il ruolo dell’atleta Eulace Peacock, nella vita reale sono fratelli.