Usciva per la prima volta 40 anni fa uno dei film destinati a diventare un simbolo della commedia all'italiana. "Fantozzi" di Luciano Salce arrivò sugli schermi nel marzo 1975 e aprì una lunga saga destinata a durare decenni (dieci pellicole fino al 1999) e a imprimersi come poche altre nell'immaginario collettivo italiano. Il "compleanno" dell'indimenticabile personaggio incarnato da Paolo Villaggio verrà festeggiato in un modo molto particolare (dopo l'originalissimo "Fantozzi Day" di qualche mese fa). A ottobre, torneranno in sala eccezionalmente i primi due film della serie, "Fantozzi" e "Il secondo tragico Fantozzi" (1976, sempre diretto da Salce), in versione restaurata e distribuiti da Eagle Pictures.

Ugo Fantozzi, un personaggio ancora attuale

Non c'è da sorprendersi di fronte alla scelta di riproporre su grande schermo due film risalenti a quattro decenni fa. La tendenza a portare classici del cinema del passato su maxi formato, in versioni digitale impreziosite da delicati restauri, è ormai diffusissima. Solo per fare due esempi, basta pensare al ritorno di "Barry Lyndon" di Kubrick pochi mesi fa, o all'ancora più recente "Non ci resta che piangere" di Massimo Troisi. Nel caso di "Fantozzi" a giustificare ulteriormente l'operazione è l'incredibile attualità del personaggio. Il timido, inetto e bistrattato ragionier Ugo, nato dalla creatività di un lungimirante Villaggio già nel 1968 (in "Quelli della domenica"), è la perfetta incarnazione della meschinità dell'uomo comune, una caricatura dell'italiano medio. Oppresso da familiari, capi e colleghi, ossessivamente legato alla sua quotidianità, continuamente ridicolizzato dalla vita: per quanto le sue avventure rasentino sempre il confine del surreale e dell'iperbolico, Fantozzi non è altro che lo specchio di ognuno di noi. Sebbene l'ambientazione dei primi film offra chiaramente una lettura cinica dell'Italia post boom economico, non c'è dubbio che l'aberrante descrizione del mondo lavorativo non sia poi così lontana dalle logiche aziendali contemporanee, così come quel ritratto della stupidità umana sia da ritenersi ancora estremamente valido. Ecco perché, con tutta probabilità, il povero ragioniere, la moglie Pina, Filini e la signorina Silvani trascineranno ancora il pubblico nelle sale.