Visionario, onirico, surreale, gotico, macabro, emozionante. Tutti questi aggettivi non bastano a definire il genio di Tim Burton e della sua produzione cinematografica. Il 25 agosto compie 60 anni e nella sua straordinaria carriera ha diretto 19 lungometraggi, ma ha lavorato tantissimo anche come produttore, attore, sceneggiatore e animatore realizzando film immortali come “Beetlejuice – Spiritello porcello”, “Batman”, “Ed Wood, “La sposa cadavere”, “Edward mani di forbice”, sviluppando tematiche come la vita e la morte, l’emarginazione, il sogno, la solitudine, incorniciandole con ambientazioni favolose, musiche straordinarie e popolandole con personaggi eccentrici e magnetici, molti dei quali interpretati dal suo attore feticcio, Johnny Depp. L’ispirazione per i suoi film gliel’ha data il suo mito, lo scrittore gotico Edgar Allan Poe, sin dal primo corto, “Vincent”, realizzato nel 1982 e da allora non si è più fermato, collezionando decine di premi e riconoscimenti in tutto il mondo. In attesa di vedere la sua versione di “Dumbo”, che uscirà nelle nostre sale a marzo 2019, ecco 8 suoi capolavori che non potete non aver visto.

“Beetlejuice – Spiritello porcello”(1988)

Lo straordinario cult del 1988 racconta la storia di Adam (Alec Baldwin) e Barbara (Geena Davis), una coppia vittima di un incidente d’auto. Tornati a casa, i due scoprono, con sconcerto, di essere diventati fantasmi e, di lì a poco, la loro villa viene occupati da due cialtroni di New York. La coppia decide di chiedere aiuto a uno spiritello pasticcione, Betelgeuse (Michael Keaton), per cercare di cacciare gli indesiderati inquilini. La pellicola portò a casa l’Oscar al Miglior trucco ed è un piccolo gioiellino degli anni ’80 di cui, ormai, si attende un sequel da più di tre decenni.

“Batman”(1989)

Nel 1989, Burton decise di portare al cinema le avventure dell’Uomo Pipistrello di casa DC Comics, assoldando Michael Keaton come protagonista principale, Jack Nicholson nei panni di Joker e la bella Kim Basinger in quelli di Vicky Vale, fiamma di Batman. Il regista riuscì a dare il suo tocco eccentrico e gotico alla storia del mitico eroe, in una Gotham City dark e popolata da personaggi con costumi eccentrici; con le musiche storiche di Prince e Danny Elfman e un Joker che si eleva di due spanne sopra tutto e tutti. Costato 35 milioni di dollari, “Batman” portò  a casa l’esorbitante cifra di 411 milioni e 1 Oscar alla Migliore scenografia. Il sequel del 1992, “Batman – Il ritorno”, fu diretto sempre da Burton e vide l’eroe battersi contro Catwoman (Michelle Pfeiffer) e il Pinguino (Danny DeVito) e il botteghino arrivò a quota 266 milioni. Un trionfo.

“Edward mani di forbice”(1990)

“Edward mani di Forbice” è la pellicola che da inizio al lungo sodalizio tra il regista e Johnny Depp. La favola dark è incentrata sulla storia di Peggy (Dianne Wiest), una rappresentante di cosmetici che scopre in una villa sulla collina Edward (Depp), una creatura nata dall’idea di uno strano inventore morto prima di potergli sistemare le braccia. Edward, infatti, al posto delle mani ha delle forbici. Peggy lo porta a casa dai suoi familiari e qui il giovane ha subito una cotta per Kim (Winona Ryder), figlia di Peggy. In breve diventa anche l’eroe del quartiere, esibendosi in curiose sculture fatte con i cespugli fatte con le sue “mani”. Una serie di eventi, però, faranno ricadere delle colpe sull’innocente Edward e il vicinato gli si rivolterà contro, fino però ad arrivare al poetico e bellissimo finale. Amicizia, accettazione della diversità, solidarietà umana, poesia, magia, sono tutti elementi che hanno fatto di “Edward mani di forbice”, probabilmente, il miglior film di Burton in assoluto che non ci stancheremo mai di vedere.

“Ed Wood”(1994)

Il sodalizio con Johnny Depp continua con “Ed Wood”, bellissimo biopic – girato in bianco e nero – ispirato dalla biografia “Nightmare of Ecstasy”, scritta da Rudolph Grey. Burton ci porta nella Hollywood degli anni ’50 dove lo squattrinato regista teatrale Edward D. Wood Jr. sta cercando dei soldi per entrare nel mondo del cinema. L’occasione sembra arrivare quando il produttore George Weiss è alla ricerca di un regista per girare il biopic sull’attrice Christine Jorgensen, nota per essere stata una delle prime persone al mondo ad aver effettuato il cambio di sesso, da uomo a donna. Dopo aver convinto Weiss, garantendogli la presenza del famoso attore Bela Lugosi (Martin Landau) per pochi soldi, la pellicola si rivela un fiasco. Anche la lavorazione del suo film successivo, “Plan 9 from Outer Space”, procede con mille intoppi e il regista non è convinto di nulla. Ma mentre Ed Wood si dispera in un bar incontra il suo idolo, Orson Welles che gli intima di non mollare mai. “Ed Wood” è proprio un tributo al mestiere di regista, in cui Burton da sfogo a tutta la sua maestria e visionarietà di grande cineasta, costruendo una macchina perfetta per raccontare la storia del regista più imperfetto e strampalato di sempre. Il cast stellare fa il resto, con un Martin Landau che riuscì a portare a casa il Golden Globe e l’Oscar come Miglior attore non protagonista. Il secondo Oscar, invece, andò a Rick Baker, Ve Neill e Yolanda Toussieng per il Miglior trucco.

“Big Fish – Le storie di una vita incredibile”(2003)

Edward Bloom (Edward McGregor) ama raccontare storie surreali sulla sua vita alla gente che incontra. L’uomo nara di aver incontrato una strega con un occhio di vetro, un uomo alto più di 5 metri, un uomo lupo e anche di aver pescato un enorme pesce. Anche suo figlio William (Billy Cudrup) ne era affascinato ma, da grande, rendendosi conto che si trattava di storie finte, inizia ad allontanarsi dal padre, sentendosi ingannato. Solo quando Edward si ammalerà gravemente, William scoprirà che quelle storie nascondevano moltissime verità. Con “Big Fish”, Burton riprende l’atmosfera fiabesca di “Edward mani di forbice” portandola all’ennesima potenza. Qui il racconto fantastico assume connotazioni oniriche che colpiscono al cuore, facendoci versare qualche lacrima, soprattutto nell’immedesimazione che ognuno di noi può avere nel magnifico rapporto padre-figlio. Il mix di commedia e dramma, di fantasy e vita reale, poesia e tocco gotico, porta la narrazione ad un livello altissimo quasi difficile da raccontare a parole. In un solo aggettivo? Fenomenale.

“La sposa cadavere”(2005)

Per “La sposa cadavere”, Burton ricorre alla tecnica stop motion, con personaggi che riportano alla memoria quello di “Nightmare Before Christmas”(1993), capolavoro diretto da Henry Selick, ma che lui aveva ideato e prodotto. Il film racconta la storia di Victor Dan Dort (che ha le sembianze di Johnny Depp), un uomo che sta per sposarsi con la sua fidanzata Victoria (Emily Watson). Mentre si arrovella recitando ad alta voce la promessa matrimoniale in una foresta, infila l’anello in un ramo che si rivela essere il dito di una ragazza vestita da sposa, Emily, uccisa molti anni prima. La sposa cadavere crede, quindi, di essere sua moglie ma Victor racconta tutto a Victoria che intende aiutarlo. Nonostante ciò, Victor sembra sparito e la famiglia di Victoria le impone di sposare un altro uomo. Tuttavia, Emily non vuole rubare la felicità ad un’altra persona e farà una scelta spiazzante. Qui Burton affronta i temi dell’amore e della morte col suo tocco inconfondibile, incantandoci dall’inizio alla fine anche con attori non umani. L’ironia da black comedy e le scene surreali rese possibili proprio grazie al doppio filo che unisce il mondo dei morti a quello dei vivi, sono un terreno fertilissimo che il regista sfrutta con grande consapevolezza e con un romanticismo che non sfiora mai il patetico ma che mantiene sempre (o quasi) una patina di allegria. Voto: 10.

“Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street”(2007)

Con “Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street”, Johnny Depp è alla sesta collaborazione con Tim Burton. Il film, adattamento per il grande schermo dell’omonimo musical di Stephen Sondheim e Hugh Wheeler, è incentrato sulla storia del barbiere Benjamin Barker (Depp) che torna a Londra, dopo una lunga e ingiusta prigionia, cambiando il nome in Sweeney Todd. Nel suo appartamento in Fleet Street, che si trova sopra il negozio di carne di Mrs. Lovett (Helena Bonham Carter), la quale gli rivelerà che durante la sua prigionia,  il giudice Turpin (Alan Rickman) aveva violentato sua moglie Lucy (Laura Michelle Kelly), spingendola al suicidio e aveva rapito sua figlia Johanna, diventando il tutore. Da quel momento, l’unico scopo della vita del barbiere Sweeney Todd diventa la vendetta, ad ogni costo e in modo brutale. Decisamente più cupo degli altri film, “Sweeney Todd” è un musical che poggia principalmente su 4 pilastri: la bravura interpretativa di Johnny Depp; la storia semplice ma scritta con maestria da John Logan; le eccezionali musiche di Stephen Sondheim e sulla magnifica fotografia di Dariusz Wolski. Burton è nel suo habitat e si muove alla perfezione nella lugubre stanzetta del barbiere, mettendo a segno l’ennesimo colpo da maestro che gli varrà 2 Golden Globe (al Miglior film commedia o musicale e al Miglior attore in un film commedia o musicale andato a Johnny Depp) e 1 Oscar alla Miglior scenografia andato a Dante Ferretti.

“Big Eyes”(2014)

In “Big Eyes”, i protagonisti sono i fenomenali Christoph Waltz e Amy Adams. Tim Burton torna al biopic raccontando la vera storia di Margaret Keane e di suo marito Walter, i cui dipinti dei bambini dai grandi occhi divennero un vero e proprio fenomeno negli Stati Uniti tra il 1960 e il 1970. La vera mano d’artista era di Margaret, ma suo marito Walter fece credere al mondo intero di essere il vero autore dei quadri, conquistando una fama internazionale del tutto immeritata. I due finirono con il divorziare, arrivando ad una battaglia legale senza precedenti. Qui Barton si fa più intimista e reale, ma naturalmente non mancano momenti puramente fantasy, quelli che il suo fan aspetta fin dall’inizio del film. La coppia di protagonisti raggiunge un’alchimia incredibile e la sceneggiatura di Scott Alexander e Larry Karaszewski, gli stessi di Ed Wood, rasenta la perfezione. Se non l’avete mai visto, è il momento di recuperarlo.