La querelle tra Netflix e gli esercenti cinematografici  italiani ha prodotto una decisione radicale da parte di UniCi, l’unione delle sale indipendenti italiane. Il circuito propone la stesura di una Carta del Cinema, per una regolamentazione della filiera cinematografica rivoluzionata dall'avvento delle piattaforme di streaming. In attesa che vengano decise le norme, UniCi comunica una scelta destinata a sollevare grandi discussioni: le sale appartenenti al terzo circuito di esercenti del Paese, primo operatore come quota di mercato per i film nazionali, non proietterà film in contemporanea con Netflix.

Carta del Cinema: la proposta

L'arrivo di Netflix, che oltre alla serie tv produce e/o distribuisce film rilasciati in prima visione, ha certamente portato una trasformazione radicale nella fruizione dei prodotti cinematografici. L'idea di UniCi è tutelare il grande schermo, creando norme che regolamentino il rapporto tra la sala cinematografica, gli altri operatori del settore e le nuove piattaforme. “Nella nostra idea di mercato – ha dichiarato Andrea Malucelli, presidente di UniCi – c’è posto per tutti, a patto che si creino le corrette condizioni per lavorare: per questo invitiamo tutta la filiera, produttori compresi, a partecipare alla stesura di una Carta del Cinema, di cui oggi presentiamo i nostri punti cardine”. Malucelli precisa: “Non siamo contro nessun operatore e la nostra non è in alcun modo una crociata contro Netflix. Ben vengano i suoi prodotti seriali e i suoi film”, ma la decisione è chiara:

Crediamo però che solo tenendo saldi alcuni basilari principi di garanzia si possano rispettare realmente tutti i soggetti in campo e garantire un rilancio del nostro mercato. Uno su tutti il rifiuto dell'uscita contemporanea dei film su differenti canali distributivi, continuando a rispettare così le finestre destinate alle sale. In questa piattaforma sono previste misure per una più razionale distribuzione del prodotto cinematografico durante l’anno e per valorizzare la sala che, ben al di là di ogni nostalgia, svolge un ruolo di aggregazione in un mondo in cui si tende sempre di più all’isolamento, quando non è addirittura un presidio territoriale per quartieri e città. Chiediamo che il Mibac sia parte integrante di questo processo, interpretando il suo fondamentale ruolo di garanzia.

Il caso Sulla mia pelle

UniCi comprende 72 strutture in tutta Italia, con un totale di 375 schermi. A innescare il processo è stato il recente caso distributivo del film sul caso Stefano Cucchi, Sulla mia pelle di Alessio Cremonini, uscito contemporaneamente in sala e sulla piattaforma Netflix: "Il film ha ottenuto un discreto risultato al botteghino nonostante gli abbonati Netflix potessero comunque vederlo a casa (e nonostante le proiezioni “pirata” organizzate un po' in tutto il Paese)" ha dichiarato Malucelli che ha definito il caso "il campanello d'allarme di una possibile deriva cui porre subito rimedio".

Roma di Alfonso Cuaron non uscirà in sala

Il primo effetto della decisione di UniCi sarà proprio l'esclusione dalle sale cinematografiche di "Roma", il film di Alfonso Cuaron che ha ricevuto il Leone d'Oro alla Mostra di Venezia 2018: una vittoria che ha scatenato grandi proteste da parte di esercenti e distributori. Il film, di cui Neflix ha diritti per la distribuzione, non sarà proiettato in contemporanea con la piattaforma nelle strutture UniCi, pena l'esclusione dal circuito. "Un accordo interno necessario – ha commentato Malucelli – in attesa di una seria regolamentazione". La scelta, però, rischia di penalizzare il pubblico, che non avrà la possibilità di vedere un film che per la sua potenza visiva meriterebbe in modo particolare una visione sul grande schermo. Se le regole resteranno queste, non vedremo in sala neppure film attesissimi dei prossimi mesi, come "La ballata di Buster Scruggs" dei fratelli Coen e "The Irishman" di Martin Scorsese con Robert De Niro e Al Pacino. Intanto non passa inosservata la decisione della Festa del Cinema di Roma che, a differenza che a Venezia, non presenterà film Netflix.

Perché gli esercenti sono contro Netflix

Qual è la "deriva cui porre subito rimedio" di cui parla l'UniCi? L'unione della sale indipendenti (che, ricordiamo, non comprende i circuiti UCI e The Space) si sente ovviamente svantaggiata rispetto alla concorrenza di colossi come Netflix o Amazon. Qualora un film esca in contemporanea in streaming e in sala, il rischio è che le piattaforme sottraggano grandi quantità di spettatori alla sala e che i loro abbonati preferiscano gustarsi il film in salotto anziché al cinema. La fruizione in streaming, non appena Netflix e Amazon hanno iniziato a produrre o a distribuire film, ha sconvolto uno standard che ha sempre visto la sala cinematografica come prima "finestra" distributiva per un film (seguita da home video, paytv e tv in chiaro). Associazioni come Anac (Associazione Nazionale Autori Cinematografici), Fice (Federazione Italiana Cinema d’Essai) e Acec (Associazione Cattolica Esercenti Cinema) hanno già chiesto che la legislazione italiana promulghi regole simili a quella francese, secondo cui tra l'uscita in sala e l'approdo in streaming devono passare ben 36 mesi. Resta da capire come sarà la risposta di Netflix e Amazon a queste richieste e se c'è la possibilità di arrivare a un accordo tra le due realtà.