Ospite nella redazione di Fanpage.it, Asif Kapadia, premio Oscar per il docufilm Amy – The girl behind the name (sulla vita di Amy Winehouse), uscirà nelle sale italiane solo il 23, 24 e 25 settembre con Diego Maradona, il terzo docufilm dopo Amy e Senna, stavolta sulla vita del ‘pibe de oro'. Distribuito da Nexo Digital e Leone Film Group, racconta la storia del noto calciatore argentino che, agli inizi degli anni Ottanta, venne reclutato dalla Società Sportiva Calcio Napoli, che viveva un periodo particolarmente difficile e non aveva mai vinto lo scudetto, pur vantando una tifoseria senza eguali per passione e dimensioni.

Il 5 luglio 1984, Maradona arrivò al Napoli con un ingaggio record e in sette anni cambiò la storia della squadra azzurra, divenendo per sempre una delle icone della città. Kapadia ha dichiarato a Fanpage.it, in occasione del lancio del docufilm Maradona proprio a Napoli, la città dov'è iniziato tutto: "Maradona non è una persona su cui è facile fare un film, non è facile né da conoscere né da incontrare, quindi mi reputo fortunato ad averlo incontrato diverse volte. In effetti è interessante riscontrare che esiste Diego ed esiste Maradona. Io stesso, mentre facevo un film su quel Diego che venne a Napoli nel 1984, nel presente ho incontrato l’attuale versione di Maradona. La questione era chiedersi se la persona che stavo incontrando era davvero il testimone più attendibile della sua stessa storia".

Come è nato e come si è evoluto il tuo rapporto con Maradona?

Mentre si stava cercando un accordo per ottenere i diritti sulle immagini di Maradona per il film, si scoprì che lo stesso Maradona era un grande fan del mio film “Senna”. Così, mentre il produttore cominciava a entrare più nel vivo dell’accordo, il mio film Amy iniziava a vincere riconoscimenti e poi ci fu la premiazione con l’Oscar.  A quel punto Maradona sulla sua pagina Facebook pubblicò un’immagine di me con l’Oscar, scrivendo: “Questa persona ha vinto l’Oscar, il suo prossimo film riguarderà me”. Da lì, si è stipulato quest’accordo che prevedeva 9 ore di intervista, così mi sono recato a Dubai, dove Diego risiede. Piano piano, abbiamo costruito un rapporto e ha iniziato a parlarmi diversamente rispetto a come mi parlava all’inizio. Non ho portato videocamere con me e ho registrato solo l’audio. Credo che lavorare in questo modo abbia contribuito a rendere l’intervista molto più naturale, perché volevo che Maradona si concentrasse sul racconto della sua vita, senza pensare alla sua performance nelle riprese video.

Maradona è molto legato alla città Napoli. Cosa sapevi di Napoli prima di fare questo film e che che cosa sai oggi?

Prima di girare il film non ero mai stato a Napoli, pur sapendo che è una grande città. Ero stato diverse volte in Italia, ma mai a Napoli, forse perché ero influenzato da una cattiva reputazione e quindi preoccupato al pensiero di venire qui. Poi ci sono venuto per il film e sono stato benissimo, le persone sono fantastiche, anche qui amano il calcio. Io sono tifoso del Liverpool e trovo ci siano molte cose in comune tra Liverpool e Napoli. C’è qualcosa che lega le persone, la città, la cultura, c’è il fatto che c’è uno strano rapporto del resto d’Italia con Napoli, una sorta di ostilità, ho trovato tutto questo molto interessante. Amo Maradona non solo perché amo il calcio, ma anche perché è una persona molto complessa e Napoli è una città complessa altrettanto, particolarmente negli anni ’80. Così ho cercato di essere quanto più onesto possibile, raccontando questo scenario da un punto di vista esterno e imparziale.

Come si lavora tecnicamente a un film del genere, con interviste nel presente e immagini d'archivio?

Ci sono stati molti nuclei di lavoro attivi nello stesso momento, io ho intervistato tutti quelli che comparivano nelle immagini d’archivio raccolte dal mio fantastico team, che mi indicava ogni persona che avesse una rilevanza nella storia. Così sono andato a intervistare persone a Napoli e a Buenos Aires. Intanto si cercavano video d’archivio, qualsiasi cosa, dai primissimi anni in Argentina, quando giocava nel Boca Juniors, a quando andò a Barcellona, poi a Cuba, volevo un quadro completo della sua vita. Diego era a Dubai, la storia avviene a Napoli ma molte delle persone che intervengono erano a Buenos Aires. Quindi ho dovuto viaggiare in tutti questi posti e la realizzazione del film è durata 3 anni, gran parte del metraggio proviene dal girato di due cameraman argentini, assunti all’epoca dal primo manager di Diego, che voleva fare un film su di lui. Loro iniziarono a girare forse nel 1981-82, per realizzare un film su quello che sarebbe diventato il più forte calciatore del mondo e per venderlo poi agli americani. Quando poi Maradona andò al Barcellona, pensarono fosse un chiaro segno che sarebbe davvero diventato il più forte al mondo, così iniziarono a filmarlo in ogni sua attività quotidiana, non solo quando giocava, ma anche a casa, in macchina, ovunque. Il film tuttavia non è mai stato completato. Oggi, il produttore è riuscito ad ottenere quelle immagini d’archivio, integrandole con altro girato recuperato in Argentina dalla ex moglie di Diego. Si può dire che il film sia un mosaico di tutti questi pezzi, messi insieme per cercare di ottenere un ritratto di Diego Armando Maradona.

In cosa ha consistito il tuo lavoro di regista in tutto questo?

Il mio lavoro di regista è stato principalmente di ricerca, di ascolto delle persone, così come è avvenuto per Amy e per Senna. Io faccio del mio meglio per provare a cogliere l’essenza della loro vita e credo che per Maradona la fase più importante della sua carriera da calciatore è stata qui a Napoli: i suoi sette anni a Napoli, il periodo più lungo in cui Maradona sia mai rimasto in un singolo luogo da quando aveva lasciato l’Argentina. Quando era a Napoli è diventato il migliore, ha vinto gli scudetti, la Coppa del Mondo, ma è anche da Napoli che derivano molti dei problemi che avrebbe portato con sé per il resto della vita.

Cosa hai scoperto di Diego e di Maradona dopo aver portato a termine il mosaico della sua vita?

Maradona non è una persona su cui è facile fare un film, non è facile né da conoscere né da incontrare, quindi mi reputo fortunato ad averlo incontrato diverse volte. In effetti è interessante riscontrare che, come dice lo stesso Fernando Signorini (storico preparatore atletico personale di Maradona, ndr), esiste Diego ed esiste Maradona. Io stesso, mentre facevo un film su quel Diego che venne a Napoli nel 1984, oggi ho incontrato qualcun altro, l’attuale versione di Maradona. La questione era chiedersi se la persona che stavo incontrando era davvero il testimone più attendibile della sua stessa storia. Sì perché una cosa interessante del fare un film su una persona ancora viva è capire se stia dicendo la verità su se stesso, oppure se la tua opinione è più veritiera della sua stessa percezione di sé. È una vera sfida, anche perché Maradona è molto intelligente e creativo, cambia continuamente la sua opinione e visione dei fatti. Quindi il mio lavoro è stato sia quello di ascoltare, ma anche di dire: “No, non sono d’accordo”. Questa è una delle sfide di un regista, dare una propria versione della storia.