Kate Winslet fa retromarcia e rinnega la sua esperienza di attrice per i registi Roman Polanski e Woody Allen. Sono i due grandi ostracizzati di Hollywood, al centro di un'infinita polemica nel mondo del cinema americano che li addita come predatori e pedofili. In un'intervista a Variety Fair alla prima di "Ammonite" al Toronto International Film Festival, l'attrice ha confessato di vergognarsi del suo sodalizio con i due cineasti.

Come ca**o ho fatto a lavorare con Woody Allen e Roman Polanski? È incredibile per me ora come quegli uomini fossero tenuti in così alta considerazione nell'industria cinematografica. È dannatamente vergognoso. Devo assumermi la responsabilità di aver lavorato con entrambi. Non posso tornare indietro nel tempo.Vivo con questo rimpianto, ma cosa ci resta da fare se non essere sinceri?

I film di Kate Winslet con i due registi

Kate Winslet è solo l'ultima di una lunga sfilza di interpreti che oggi prendono le distanze dai due discussi registi. La diva ha lavorato con Roman Polanski in "Carnage", splendido dramma del 2011 girato interamente in un appartamento con Jodie Foster, Christoph Waltz e John C. Reilly. Per Allen, invece, la Winslet è stata splendida musa in "La ruota delle meraviglie" del 2017. All'epoca, le accuse contro entrambi i registi erano già note da tempo, tanto che la presa di posizione della Winslet e dei suoi colleghi suona un po' come un modo per autotutelarsi dopo il MeToo, specie per quegli attori che ambiscono a una nomination agli Oscar (ed è certamente il caso della Winslet con "Ammonite").

Il caso di Woody Allen

Quali sono, dunque, le colpe dei due cineasti? Di dimostrato, in realtà, c'è ben poco. Negli anni 90, Allen fu messo sotto accusa dall'allora compagna Mia Farrow che, dopo aver scoperto la relazione di lui con la figlia adottiva di lei Soon Yi (oggi sua moglie), sostenne che il regista aveva abusato della loro bambina di 7 anni, Dylan. Allen ha sempre negato tutto (anche nel suo recente libro autobiografico "A proposito di niente") e un'inchiesta della polizia ha archiviato il caso non riscontrando prove della violenza e ipotizzando una manipolazione da parte della Farrow che avrebbe convinto la piccola di essere stata vittima del padre.

Il caso di Roman Polanski

La storia di Polanski è ancora più datata e risale al 1977, quando il regista polacco fu arrestato per violenza sulla 13enne Samantha Gailey, oggi Samantha Geimer (i capi d'accusa furono stupro mediante uso di droghe, perversione, sodomia, atto lascivo su una ragazzina sotto i quattordici anni, fornitura di sostanze a un minore). Dichiaratosi inizialmente innocente, scelse poi di patteggiare ammettendosi colpevole solo di rapporto sessuale illegale con un minore. Quando però il giudice dichiarò che avrebbe rifiutato il patteggiamento per condannarlo a 50 anni di prigione, Polanski decise di fuggire all'estero e si rifugiò in Francia: non è mai più tornato negli Stati Uniti, dove tuttora rischia l'estradizione. Nel frattempo, ha pagato un risarcimento economico alla Geimer, che di recente ha chiesto di non punirlo ulteriormente e nel 2011 accusò i media e gli inquirenti di aver causato "molti più danni a me e alla mia famiglia di qualsiasi cosa Roman Polanski abbia mai fatto".