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21 Novembre 2012
21:58

Ken Loach rifiuta il Gran Premio Torino e si schiera con i lavoratori licenziati

Il regista non ritirerà l’ambito premio per solidarietà nei confronti dei lavoratori licenziati del Museo del Cinema, uno dei partner principali del Festival.
A cura di Ciro Brandi
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Ken Loach

Il regista britannico Ken Loach, uno dei componenti di spicco del movimenti Free cinema che professava il credo nella libertà, nell’importanza dell’individualità e nel significato della quotidianità, ha fatto sapere che non sarà presente al Festival di Torino, in programma dal 23 novembre al 1°dicembre. Il celebre regista doveva ritirare il Gran Premio Torino, assegnato ai cineasti che hanno contribuito al rinnovamento del linguaggio cinematografico contemporaneo, ma Loach si è rifiutato per un motivo ben preciso e nobile: il Museo del Cinema – uno dei partner principali del Festival – ha esternalizzato alcuni importanti servizi della sua struttura, attuando vari tagli salariali e quindi il licenziamento di moltissimi lavoratori.

Tra l’altro, il regista doveva presentare anche la sua ultima pellicola, intitolata “La parte degli angeli, ma ha preferito manifestare apertamente la sua solidarietà e non solo, ma ha chiesto anche al Museo di riassumere gli addetti licenziati. Nello specifico, i servizi che sono stati esternalizzati sono quelli di pulizia e di sicurezza e verso i lavoratori sarebbero stati messi in pratica anche atti intimidatori e maltrattamenti. Loach non ci sta, non se la sente assolutamente di passarci sopra. Il film che doveva presentare a Torino parla proprio di una donna senza lavoro che, dopo la nascita di suo figlio, deve rimboccarsi le maniche e lottare per andare avanti, quindi meglio non presentarsi proprio. Solo la garanzia della riassunzione dei lavoratori potrebbe fargli cambiare idea, ma finora è fuori discussione. Povera Italia.

Qui di seguito trovate il comunicato integrale del regista e tutte le sue motivazioni:

È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema.

Tuttavia, c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.

A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari.

In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.

Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, «Bread and Roses». Come potrei non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti?

Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni.

Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio.

Ken Loach

21 novembre 2012

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