Il regista francese Claude Lanzmann, a partire dal 26 gennaio, sarà nelle nostre sale con lo stupendo film-documentario “L’ultimo degli ingiusti” (“Le Dernier des injustes”), presentato in anteprima mondiale allo scorso Festival di Cannes, fuori concorso. Molti ricorderanno “Shoa”, film epico della durata di 10 ore uscito nel 1985, e che lo tenne occupato per ben 11 anni. Ancora oggi, ci sono migliaia di articoli, libri e seminari su quella straordinaria pellicola e Lanzmann, con “L’ultimo degli ingiusti”, torna sull’argomento nazismo, anche in maniera molto diversa. I nuclei principali del documentario sono: la città di Theresienstadt, nota come Terezin, e un’intervista fatta da Lanzmann, nel 1975, a Roma, a Benjamin Murmelstein, l’ultimo capo del Consiglio Ebraico del ghetto della città. Murmelstein è l’unico decano, il più vecchio degli ebrei a non essere stato ucciso durante la guerra. Era un rabbino di Vienna e, nel 1938, si scontrò duramente con Adolf Eichmann funzionario tedesco ritenuto uno dei maggiori responsabili dello sterminio degli ebrei, per sette anni, riuscendo alla fine ad aiutare 121mila ebrei a lasciare il paese, impedendo la liquidazione del ghetto.

Le verità di Murmelstein e il demonio Eichmann

Due anni fa, nel 2012, Lanzmann è riuscito a recuperare quell’intervista, tornando a Terezin, la città che “Hitler regalò agli ebrei”, il ghetto modello, ma che in realtà era solo una grande menzogna architettata da Adolf Eichmann per ingannare il mondo. Attraverso l’intervista di Lanzmann a Murmelstein, scopriamo un uomo brillante, di grande intelligenza, coraggio, ironia e con una memoria di ferro. Con i suoi ricordi, riusciamo a dare uno sguardo ben definito sulla genesi della “Soluzione Finale”, sulla vera identità di Eichmann (definito come un demonio, fanatico, antisemita nel sangue, violento e corrotto) e sulle contraddizioni del Consiglio Ebraico. Tutto questo materiale, fu depositato dal regista all’Holocaust Memorial Museum di Washington. A tal proposito, Lanzmann ha dichiarato:

Il rabbino Benjamin Murmelstein è stato l’ultimo capo del Consiglio Ebraico di Theresienstadt. Lo intervistai a Roma per un’intera settimana, nel 1975. A mio avviso, Theresienstadt è stata il fulcro, in tutti i sensi, della genesi della Soluzione Finale. Tutte quelle ore di conversazione, piene di rivelazioni inedite, continuavano a ronzarmi in testa e a tormentarmi. Sapevo di essere il depositario di qualcosa di unico, ma indietreggiavo di fronte alle difficoltà di realizzare un film. È trascorso molto tempo prima che mi arrendessi davanti all’evidenza che non avevo il diritto di tenere per me quelle informazioni.

Colpevole o salvatore?

 

Murmelstein, in questa lunga intervista (il film dura 3 ore e 40 minuti), non mente mai, è sarcastico, molto duro con gli altri e con se stesso e, parafrasando il capolavoro di André Schwarz-Bat, “L’ultimo dei giusti”, si autodefinisce “L’ultimo degli ingiusti”. Già nel 1962, il rabbino aveva scritto un libro “Terezin, il ghetto modello di Eichmann”, nel quale descrive le vittime  e la loro sofferenza con grande compassione, mentre nell’intervista con Eichmann, argomenta la propria difesa, quasi per scrollarsi di dosso, ancora una volta, l’incarico affidatogli da Eichmann di organizzare l’emigrazione forzata degli ebrei austriaci, nell’estate del 1938. Murmelstein ha vissuto anche a Roma, ma è stato sempre rifiutato dalla comunità ebraica. Il suo status di “collaborazionista” non lo scagiona da quello che è stato in passato, ma il fatto di aver salvato più di 120mila ebrei, forse,  lo libera in parte dall’orrore che ha dovuto vivere, in primis sulla sua pelle, in quei terribili anni che il mondo non dimenticherà mai. Ci si può dibattere a lungo sul fatto che sia colpevole o salvatore, ma, nel suo caso, possono essere considerate due facce della stessa medaglia.

Lanzmann in Italia per l’anteprima e la polemica con Spielberg

Lanzmann, a fine mese, sarà a Milano e Roma per una serie di proiezioni in anteprima e incontri, in corrispondenza, quindi, della Giornata della Memoria, il 27 gennaio. Rispetto a “Shoa”, che, come lui stesso ha dichiarato, è un film sulla morte e non sui sopravvissuti, per “L’ultimo degli ingiusti” non ha usato materiali d’archivio, se non qualche fotografia, ma i tre quarti del docu-film sono occupati dall’intervista a Mulmerstein. Il regista tiene molto alla sua ultima opera e, a Il Messaggero, qualche giorno fa, ricordando la polemica con Steven Spielberg, ha affermato quanto segue:

Presenterò il mio film anche in Israele. Le persone più intelligenti saranno con me, gli stupidi mi attaccheranno. Sono abituato alle polemiche, mi sono riappacificato anche con Steven Spielberg, che ho incontrato a Cannes, dopo averlo accusato di aver spettacolarizzato l’Olocausto col suo “Schindler’s List”.

La distribuzione italiana è stata affidata ad Andrea Cirla e vi consigliamo vivamente di non perdere questa grande opera di denuncia e testimonianza su uno dei capitoli più bui della storia mondiale.