Il 12 dicembre del 1977, a New York si teneva la premiere di uno dei film che hanno segnato un’epoca: “La febbre del sabato sera” “(“Saturday Night Fever”). La pellicola, diretta da John Badham, ci porta nella Grande Mela degli anni ’70, dove il 19enne italo-americano, Tony Manero, di giorno lavora in un negozio di vernici, ma il sabato sera si scatena in discoteca, la 2001 Odissey, con i suoi scapestrati amici. Il giovane è ammirato per la sua bellezza e il suo talento nel ballo dalla goffa Annette (Donna Pescow) ma è più attratto dalla più matura ed emancipata Stephanie (Karen Lynn Gorney), con la quale parteciperà, vincendo, ad una gara di ballo. Tuttavia, la sua vita non è facile come sembra. La situazione familiare è disastrosa; gli scontri con le bande di portoricani sono all’ordine del giorno e le bravate con i suoi amici precipiteranno verso la tragedia. Proprio dopo la morte di uno di questi, Tony maturerà e cambierà decisamente strada.

Tony Manero, la disco music e le tematiche sempre valide

Con “La febbre del sabato sera”, John Travolta fu lanciato come un razzo nella Hollywood che conta, anche perché prima lo avevamo visto solo negli horror “Il maligno”(1975) e “Carrie – Lo sguardo di Satana”(1976). Badham, invece, lo vuole come protagonista assoluto di questo cult – ispirato ad un finto reportage del giornalista Nick Cohn intitolato “I riti tribali del nuovo sabato sera” – che rende omaggio alla disco music dell’epoca ma che, oltre a ballo e alla spensieratezza di un ragazzotto che si vuole divertire e che fa sognare le ragazzine, affronta anche temi importanti e sempre validi come l’emigrazione, l’uso di droghe e il razzismo. In breve, il film diventò un vero e proprio fenomeno di costume e tutti imitavano lo stile e il modo di ballare di Travolta, sulle note della meravigliosa “More Than a Woman”, degli iconici Bee Gees.

La colonna sonora dei Bee Gees

A proposito di canzoni, ciò che ha contribuito a rendere immortale il film è stata sicuramente la colonna sonora curata quasi interamente proprio dai Bee Gees  e che uscì una settimana prima della pellicola. L’album si piazzò in cima alla Billboard 200 per 24 settimane consecutive, vendendo circa 40 milioni di copie, stabilendo quindi un record che venne surclassato solo dopo l’uscita di “Thriller”, di Michael Jackson. Canzoni straordinarie come “Stayin’ Alive”, “How Deep Is Your Love”, “Night Fever, “More Than A Woman”, “You Should Be Dancing”, ma anche "If I Can't Have You", di Yvonne Elliman e "Disco Inferno" dei The Trammps,  sono entrate nella storia del cinema e non passeranno mai di moda. Come ciliegina sulla torta, nel 1979, il disco vinse 2 Grammy Awards: Album dell’anno e Best Pop Performance by a Duo or Group with Vocals, oltre a 15 dischi di platino. Un trionfo.

Gli incassi, i riconoscimenti e “Staying Alive”

“La febbre del sabato sera”, oltre ad un grande successo di pubblico e critica, si è rivelato anche un blockbuster al botteghino. Globalmente, la pellicola è riuscita a portare a casa più di 237 milioni di dollari, attestandosi come il film musicale di maggior incasso dell’epoca, superato da “Grease”(1978), sempre con John Travolta, che di milioni ne incassò ben 394.  Proprio l’attore, fu nominato ai Golden Globe e agli Oscar come Miglior attore protagonista, ma fu battuto fa Richard Dreyfuss  per il film “Goodbye amore mio!”. In tutto, le candidature ai Golden Globe furono 4 (Miglio film commedia o musicale, Miglior attore in un film commedia o musicale, Migliore colonna sonora originale e Migliore canzone originale per “How Deep Is Your Love). Alla fine, Travolta riuscì a mettere in bacheca almeno il National Board of Review Award per il Migliore attore protagonista. Nel 1983, Sylvester Stallone volle girare il sequel, “Staying Alive”, dove Manero riuscirà a sfondare a Broadway, imponendosi come primo ballerino, ma il film non riuscirà mai ad eguagliare il clamore del primo capitolo.