L’attesa è stata ampiamente ripagata. Il nuovo film di Tomas Alfredson, “La Talpa” – titolo originale “Tinker, Tailor, Soldier, Spy” – è assolutamente da non perdere. Basato sul romanzo omonimo di Jon le Carrè, del 1974 e presentato in concorso alla 68esima Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia, il film ha come protagonisti alcuni degli attori (britannici) più grandi del mondo: primo tra tutti, Gary Oldman, affiancato da Colin Firth, Tom Hardy, Mark Strong, Ciaran Hinds e Benedict Cumberbatch. Al romanzo fu anche ispirata una serie tv britannica famosissima in patria, andata in onda sulla BBC nel 1979, dove il protagonista era impersonato da Alec Guinness.

Siamo in piena guerra fredda,1973, aLondra. All’interno dei servizi segreti MI6 (gli stessi di 007) qualcuno sta facendo il doppiogioco, agendo indisturbato da anni come una talpa. Gorge Smiley (Gary Oldman), un ex-agente del MI6 in semi-pensionamento, viene incaricato di scovare la spia. I sospettati sono persone che Smiley conosce benissimo, o forse, credeva di conoscere.

Il talento di Alfredson è già noto agli spettatori per il film “Lasciami entrare” di tre anni fa, dove aveva saputo raccontare una storia intima ed emozionante, mascherandola da horror. Con “La Talpa”, il regista riprende l’atmosfera grigia e cupa del film precedente, ma sul campo si muove un uomo comune, che ci porta a rivivere i film polizieschi degli anni ’70, col suo impermeabile e gli occhialini per i disturbi alla vista e una moglie che l’ha tradito. Eppure Smiley è stato, ed è, uno dei numeri uno dei servizi segreti britannici e proprio a lui toccherà sbrogliare l’intrigo e scoprire chi sta mettendo in pericolo il Circus (così le Carrè denomina il MI6) passando documentazioni segrete al KGB.

Alfredson non trascura nessun dettaglio, dalla sceneggiatura alla fotografia, mettendo su uno dei migliori film di spionaggio degli ultimi 20 anni, scavando nella psicologia di tutti i personaggi, spostando l’azione in varie città del mondo (Londra, Parigi, Istanbul) mantenendo come fulcro attorno a cui ruota l’azione il personaggio di Smiley. Il plot è complesso, il ritmo all’inizio è lento e la pellicola sembra non decollare subito, forse penalizzata dal fatto che l’azione si snodi tra passato e presente, ma quando i fatti entrano nel vivo, allora il gioco del “chi è la talpa” appassiona gli spettatori e li fa affezionare a Smiley.

Che dire di Gary Oldman? L’attore si annulla per interpretare Smiley, diventa un’altra persona, taciturna, triste, riflessiva, così lontano dall’immagine del classico 007, ma anche così forte e furba, dedita al suo lavoro, forse unica fonte di vita dopo la delusione ricevuta dalla moglie. Assolutamente da Oscar. Correte al cinema, non potete assolutamente perdervelo.

Voto: 8 ½