È un addio commosso quello a Carlo Vanzina, morto l'8 luglio a 67 anni per una grave malattia, da parte del fratello Enrico, affidato a una lettera aperta pubblicata oggi sul Messaggero. Collaboratori per 40 anni, insieme hanno cambiato la commedia italiana inventando almeno un sottogenere (il cinepanettone), ma, soprattutto, sono stati protagonisti di un'intesa umana e professionale straordinaria. Queste le parole commoventi di Enrico Vanzina (che dei due è il maggiore, due anni più di Carlo) apparse sul quotidiano romano:

Per me, Carlo era tutto. Era mio fratello, era il mio migliore amico, era il mio confidente e io il suo, era il mio alter ego nel lavoro. Siamo stati insieme praticamente tutti i giorni della nostra esistenza, prima da piccoli, poi da adolescenti, poi lavorando insieme. Carlo è stato il mio passato ed era il mio futuro. Essendo il fratello maggiore ho provato a proteggerlo per tutta la vita. Non ce l'ho fatta. Come diceva George Simenon ‘bisogna accettare la vita come viene, lei è più forte di noi'.

Grande regista, marito e padre meraviglioso

Enrico prosegue elencando le doti del fratello, descrivendolo come una persona molto legata alla sua famiglia (la moglie Lisa Melidoni, le loro figlie Isotta e Assia e la figlia di Lisa, l'attrice Virginie Marsan che recitò per Carlo in diversi film), una grande persona e un grande professionista. Se il cinema dei Vanzina ha sempre diviso i giudizi (spesso con critica e pubblico in due schieramenti opposti), in molti – come gli attori Carlo Buccirosso e Chiara Francini, ai nostri microfoni – hanno sottolineato le sue doti di bravo artigiano e uomo gentile e colto:

Nel privato, Carlo è stato un marito e un padre meraviglioso. Nel lavoro, Carlo è stato un formidabile regista. Io, che ho lavorato anche con altri grandissimi autori, vi assicuro che lui, per delle sue doti innate, come Sugar Ray Robinson, o Pelé, o Ribot, era il più bravo di tutti. Lo era anche per l'intelligenza, la cultura mai sbandierata, la leggerezza, la sapienza tecnica, ma soprattutto per la semplicità con la quale sapeva affrontare i problemi espressivi e produttivi rendendo tutto facile. Era simpatico. Era spiritoso. Era timido. Era di quelli che si mettono sempre un passo indietro per non mostrarsi troppo. Era ottimista. Era generoso a senso unico, senza mai aspettarsi riconoscenza, perché non tutti quelli che ricevono sanno dire grazie. Era molto credente. Era affettuoso, bene educato. Era tenace. Era coraggioso. Era un lavoratore infaticabile. Non era mai invidioso. Si rallegrava del successo degli altri. Non era mai maligno. Mai vendicativo. Mai presuntuoso. Mai volgare. Era, nei modi e nel pensiero, un uomo elegante. Si può dire di lui quello che si è sempre detto di nostro padre Steno: ‘Carlo era un gran signore'.

La malattia di Carlo Vanzina

Gli amici più cari, come ci ha spiegato Aurelio De Laurentiis, erano al corrente della sua malattia. Particolarmente doloroso è l'aneddoto di Enrico relativo a un episodio recente, quando il regista romano sapeva che le sue condizioni si sarebbero aggravate.

Pochi giorni prima che la sua malattia peggiorasse, anche se affaticato dalle cure, veniva ancora in ufficio a lavorare. Una mattina, mentre stavamo inventando la scena di un nuovo film, si è messo a fissare il vuoto. Nello studio è calato un silenzio infrangibile. Poi lui si è alzato, è venuto vicino a me, mi ha accarezzato lievemente la testa e mi ha detto: ‘Stai tranquillo, io ho avuto una vita meravigliosa'. Per me è stata una fucilata al cuore. Era il suo addio prematuro. Dolce, come lo era lui. Rassicurante, come lo era lui. Forse è stata la più bella battuta che ha mai inventato.

L'ultimo saluto di Enrico Vanzina

I funerali di Carlo Vanzina si svolgeranno martedì 10 luglio alle ore 11 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma. Non è stata allestita la camera ardente, per volere della famiglia. Così il fratello chiude l'emozionante lettera:

Comunque, le sue battute, le sue storie, i suoi film, che hanno fotografato con leggerezza e umorismo questo Paese, rimarranno per sempre. Perché il pubblico li ha sempre amati e continuerà ad amarli. Per Carlo sarà la rivincita definitiva su quei tanti imbecilli che hanno sempre considerato il cinema popolare un cinema minore. Carlo non era minore, era superiore. Adesso voglio immaginarlo lassù, in cielo, accanto a papà Steno e a tutti i suoi amici che erano anche cari amici di Carlo. Accanto al suo maestro Mario Monicelli, a Dino Risi che aveva un debole per lui, a Ettore Scola, Armando Trovajoli, Leo Benvenuti, Piero De Bernardi, Age e Scarpelli, Mario Camerini, Paolo Panelli, Pietro Garinei, Suso Cecchi D' Amico, Ugo Tognazzi, Paolo Villaggio, Sergio Corbucci, Gigi Magni, Ugo Pirro, Carlo Ponti, Goffredo Lombardo, Mario Cecchi Gori, Carol Levi e soprattutto Alberto Sordi, che adorava Carlo per il suo umorismo e per la sua grazia assoluta. Chissà se lassù fanno film. Se sì, Carlo, tu adesso devi prendere un periodo di riposo, qui per far vivere felici gli altri non ti sei mai riposato abbastanza, poi però ricomincia. E fai sorridere, come hai fatto in terra, anche il pubblico del Vecchio Cinema Paradiso. E dai un bacio a Mamma. Adesso è lei che ti proteggerà in eterno.