Tra i prossimi progetti cinematografici che hanno destato curiosità tra gli appassionati della settima arte c'è il remake di Scarface, affidato a Luca Guadagnino. Il regista palermitano, quindi, si cimenterà in un'impresa che non si farebbe un errore a definire titanica, dal momento che stiamo parlando di uno dei film cult del cinema americano, ma davanti alle critiche il cineasta non si è fatto abbattere e, anzi, in un'intervista rilasciata a Variety ha parlato proprio di questo nuovo progetto.

Perché fare il remake di Scarface

Non è la prima volta che il film che tratta la vita di Al Capone viene riproposto al cinema, infatti, prima del regista di "Call me by your name" c'era stato un altro nome piuttosto importante nel contesto Hollywoodiano ad aver realizzato un rifacimento, stiamo parlando di Brian De Palma. Quindi, l'obiettivo principale di questo nuovo remake dovrebbe essere quello di differenziarsi dal racconto fatto nei film precedenti, per restituire una riflessione più arguta sul personaggio principale, diventato un'icona del cinema. A questo proposito si è espresso Luca Guadagnino, che ha sottolineato come ultimamente abbia guadagnato la fama di colui che lavora affidandosi ai rifacimenti dei grandi successi del passato, come è accaduto anche per "Suspiria"di Dario Argento:

La gente sostiene che io faccia solo remake, ma la verità è che il cinema si è sempre rifatto nel corso della sua esistenza. Non è una questione di pigrizia, o del non sapere trovare idee originali. Si tratta sempre di vedere come certe storie possano raccontare l'epoca in cui viviamo. La prima versione, quella di Howard Hawks, era un film sul proibizionismo. Cinquant'anni dopo c'è stata la versione di Oliver Stone e Brian De Palma, che è molto diversa da quella di Hawks. Spero che la nostra possa essere considerata tra qualche decennio una riflessione degna su un personaggio che è un paradigma delle nostre compulsioni legate all'eccesso e all'ambizione. Credo che la mia versione sarà molto attuale.

La nuova serie We are who we are

Intanto, il regista, si prepara al debutto della nuova serie prodotta per la HBO, che in Italia arriverà solo a settembre. Si chiama We are who are, ed è stato uno degli argomenti trattati nel corso della lunga intervista con la testata americana. La serie è ambientata in Veneto, dove il quattordicenne newyorkese timido e introverso Fraser (Jack Dylan Grazer) si trasferisce  con la madre Sarah (Chloë Sevigny) e la compagna Maggie (Alice Braga), entrambe in servizio nell'esercito statunitense. Tom Mercier è Jonathan, un assistente di Sarah. Nella base militare veneta Fraser trova Caitlin (Jordan Kristine Seamón) adolescente apparentemente spavalda e sicura di sé che vive da anni con la sua famiglia nella base e parla italiano.