Kathryn_Bigelow_02

In una delle edizioni più prevedibili e poco frizzanti, relativamente parlando ché pensare a qualunque David di Donatello mette i brividi, degli ultimi anni almeno una sorpresa c’è stata: il premio per il miglior film dell’anno lo ha vinto The Hurt Locker, l’ottimo film di guerra di Kathryn Bigelow, che ha conquistato 6 premi, come la miglior regia, la sceneggiatura originale, il montaggio, il sonoro e gli effetti sonori.

Il grande sconfitto è stato James Cameron e il suo colosso fantascientifico Avatar (costato 50 volte più del vincitore) che ha vinto premi tecnici per gli effetti speciali, la fotografia di Mauro Fiore e la scenografia. Evidentemente i membri dell’Academy hanno preferito la tensione e il paradossale umanesimo di Bigelow alla forza immaginifica di Cameron, e comunque senza fargli torto, visto che il livello dei due film è equivalente.

Altri vincitori di serata sono Precious di Lee Daniels, che ha vinto due Oscar per la sceneggiatura adattata e per Mo’nique, attrice non protagonista, e The Crazy Heart, che ha vinto con Jeff Bridges, attore protagonista, e la bellissima canzone The Weary Kind. Prevedibili anche la altre statuette er le interpretazioni, quella a Sandra Bullock in The Blind Side e quella all’incredibile Christoph Waltz di Bastardi senza gloria. Il premio al miglior film straniero, altra sorpresa, vola in Argentina a premiare El secreto de sus ojos di Campanella, mentre quello per la migliore animazione è, praticamente d’ufficio, di Up che conquista anche il premio per la miglior colonna sonora. Resta la delusione per Il Divo, il film di Sorrentino candidato per il trucco e battuto da Star Trek, e la constatazione che quando si fa un film su una nobile inglese, The Young Victoria come La duchessa l’anno scorso, il premio ai costumi non può mai mancare. A chiudere il cerchio di una serata, fatta per i conservatori più che per gli scommettitori.

Emanuele Rauco