Pupi Avati ha preso parte alla 77esima Mostra del Cinema di Venezia. L'Ente dello Spettacolo ha consegnato al regista il Premio Bresson. Come riporta Quotidiano.net, Avati ha replicato alle domande dei giornalisti che gli hanno chiesto un parere sulle nuove regole per accedere alla candidatura agli Oscar come Miglior Film. Requisiti atti a favorire l'inclusione e che saranno effettivi dal 2024. Il regista è apparso scettico: "Che devo dire? Mi sembra un’idea folle, quella dei signori dell’Academy".

L'opinione di Pupi Avati

Pupi Avati ha definito il nuovo regolamento "a dir poco imbarazzante". Ha rimarcato come l'emergenza Coronavirus abbia già creato "ostacoli enormi alla creatività" e queste regole, a suo dire, non faranno che peggiorare ulteriormente la situazione: "Creeranno un cinema peggiore. La creatività è libertà. Questi schematismi sono la morte della creatività". Il regista è convinto che i creatori si vedranno costretti a scegliere mezzi diversi dal cinema per esprimersi. Quindi ha concluso:

"Già si sente un’aria di ‘politicamente corretto’ pesante in tv: in ogni serie capisci che ci sono personaggi per ‘accontentare tutti’. [..] Adesso si va davvero nel paradosso. E per prime, dovrebbero ribellarsi contro queste ‘quote’ le minoranze che si pretende di difendere. Se una storia prevede, organicamente, personaggi di colore, di orientamenti sessuali diversi, benissimo: ma metterceli per forza mi sembra assurdo. Se io giro un film in Islanda ci devo mettere un nativo americano, o un personaggio di colore? Così il cinema si autodistrugge".

Le nuove regole per vincere l'Oscar come Miglior Film

Il nuovo regolamento degli Oscar prevede che, a partire dal 2024, ci siano dei requisiti specifici per accedere alla candidatura a Miglior Film. L'obiettivo è quello di agevolare l'inclusione di gruppi che in passato non sono stati adeguatamente rappresentati: parliamo di afroamericani, ispanici, ma anche donne, persone con disabilità e appartenenti alla comunità Lgbtq. Un film, per poter ottenere l'ambita candidatura, dovrà contare su una rappresentanza nel cast, nel team che ha lavorato al progetto o nel gruppo che si occupa della distribuzione di etnie minoritarie o orientamenti sessuali in passato poco rappresentati. David Rubin, presidente dell'Academy, e il CEO Dawn Hudson hanno chiarito: "Questa apertura vuole riflettere l’eterogeneità della popolazione globale. Riteniamo che questi standard di inclusione saranno un catalizzatore per un cambiamento essenziale e duraturo nel nostro settore”. Questa scelta sta generando grande dibattito tra chi si dice d'accordo e chi, al contrario, ritiene che ci sia il rischio che venga premiato non il film più meritevole, ma quello che riesce a includere più rappresentanti dei gruppi indicati