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Raoul Bova e la bella società di Gian Paolo Cugno

L’attore romano presenta il secondo film di Gian Paolo Cugno, La bella società, storia di amore e politica tra la Sicilia e Torino.
A cura di Emanuele Rauco
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Gian Paolo cugno durante le riprese della Bella società

Alla seconda prova da regista, Gian Paolo Cugno (Salvatore, questa è la vita) ha presentato a Roma il suo nuovo film, La bella società, produzione Medusa che vanta un ottimo cast da Raoul Bova a Maria Grazia Cucinotta, passando per Giancarlo Giannini, che sta tornando alla regia. Il film racconta la vita lungo 30 anni di due fratelli, coinvolti da bambini in un tragico incidente, e da adulti invischiati nella politica e nel terrorismo rosso.

“Il titolo rappresenta la società che i nostri nonni e i genitori hanno sognato – racconta Cugno – ma che a molti di noi non interessa avere. Era un frase ricorrente che sentivo quando ero piccolo, e ho pensato che fosse importante metterlo come titolo di un film che racconta di tanti personaggi. Poi siccome avevo molte storie e non abbastanza soldi per fare molti film, ne ho fatto uno solo e così ho fregato il produttore”. Cugno è ironico e vitale nel raccontare ai giornalisti le sue ispirazioni – la manifestazione di Avola conclusasi con un eccidio – e le suggestioni cinematografiche (“E' difficile scopiazzare come sto facendo io che al secondo film ancora devo imparare) che hanno reso possibile un film impegnativo, anche produttivamente, per venire da un semi-esordiente.

Impegno reso possibile proprio dall’aver coinvolto Raoul Bova (presto con Jolie in The Tourist), che si è dichiarato felice di dare un contributo ai giovani registi che stanno cominciando la loro carriera e di poter “alternare film impegnati e di contenuto a commedie e film più popolari”, e Maria Grazia Cucinotta (che vedremo con Anthony Hopkins in The Rite) che ha ritrovato la semplicità del linguaggio, la semplicità e l'ingenuità della provincia di quegli anni nel personaggio della madre dei protagonista. 30 anni e più tra Sicilia e Torino senza folclore né accenni alla Mafia: “Non credo che ogni storia siciliana debba avere come centro o sfondo la mafia, dichiara Cugno, e penso che se ne abusi in un certo senso nella narrazione al cinema o in tv. Bisogna saper togliere il folclore dalle storie che si ambientano al Sud, per dare un sapore vero a ciò che si gira”. Un sapore vero che Cugno si augura di respirare anche dal 21 maggio,quando il suo film vedrà le sale.

Emanuele Rauco

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