Sono 20 anni senza il grande Vittorio Gassman, che ci lasciava il 29 giugno 2000 per un infarto, al termine di una vita e una carriera con pochi eguali nel mondo dello spettacolo italiano. Tra teatro e celluloide, tragico e comico, è stato il "mattatore" per eccellenza e l'emblema stesso della recitazione. Semplicemente uno dei più grandi del nostro cinema, con una filmografia sterminata, due David di Donatello, due Nastri d'Argento, un premio a Cannes per "Profumo di donna" e il Leone alla carriera a Venezia nel 1996.

La carriera cinematografica di Vittorio Gassman

Nato a Genova il 1 settembre 1922 ma cresciuto a Roma, Vittorio è figlio di Heinrich Gassmann, ingegnere civile tedesco, e della pisana Luisa Ambron, entrambi di religione ebraica. Toglie la seconda "enne" dal cognome all'anagrafe e per tutta la carriera è conosciuto come "Gassman". Curioso che il figlio Alessandro Gassmann, anche lui celebre attore, e il nipote Leo Gassmann, cantante ormai affermato, abbiano mantenuto il cognome originale (Alessandro in realtà nacque Gassman ma decise di tornare alla doppia "enne" in omaggio alle origini ebree della famiglia). Dal debutto cinematografico nel 1945 con un film oggi perduto ("Incontro con Laura"), l'attore s'impone soprattutto a partire dal personaggio del villain affascinante di "Riso amaro". Sono però gli anni '60-'70 l'epoca d'oro che lo consacrano come uno dei massimi interpreti della commedia all'italiana insieme a Sordi, Manfredi e Tognazzi, tutti attori con cui ha occasione di lavorare più volte. "Il mattatore" di Dino Risi, con cui gira ben sedici film, gli regala per l'appunto il soprannome che porterà per tutta la vita. Gassman è sì l'interprete teatrale per eccellenza, statuario, imponente, con la voce imperiosa che fa tremare le assi del palcoscenico, ma la sua versatilità prossemica e vocale (pensiamo alla dizione perfetta che non gli impedisce di saper parlare molti dei dialetti nazionali) gli permette al tempo stesso di incarnare sul grande schermo tutte le sfaccettature, i difetti, le meschinità, la genuinità, la sfrontatezza, talvolta persino le mostruosità dell'uomo. Se il ruolo più iconico della sua carriera resta probabilmente il Bruno Cortona de "Il sorpasso", dissacrante ritratto di un italiano medio baldo e fanfarone (forse uno dei migliori personaggi mai scritti), la lunga sfilza di titoli comprende "I soliti ignoti", "La grande guerra", "I mostri", "Se permettete parliamo di donne", "L'armata Brancaleone" e il suo seguito "Brancaleone alle crociate", "In nome del popolo italiano", il già citato "Profumo di donna" (rifatto a Hollywood con Al Pacino), "C'eravamo tanto amati", "I nuovi mostri". Un ultimo colpo di coda a fine carriera lo porta a prestare la sua voce inconfondibile a re Mufasa ne "Il re Leone" e ad avere un ruolo a Hollywood (frequentata solo salutariamente) con "Sleepers" di Barry Levinson.

La carriera teatrale e televisiva

Impossibile non ripercorrere anche la sua carriera a teatro come attore e regista, dal trio con Tino Carraro ed Ernesto Calindri all'esperienza per Luchino Visconti, per cui recita anche in "Un tram che si chiama desiderio", dalla fondazione del Teatro d'Arte Italiano con Luigi Squarzina a quella della Bottega Teatrale di Firenze. Shakespeare svetta su tutti con, tra gli altri, "Amleto" e "Otello", ma snocciolando l'elenco delle opere che Gassman ha portato sul palco si leggono i nomi di Manzoni, Arthur Miller, Alfieri. Per quanto riguarda la televisione, sono rarissime le esperienze in fiction, ma frequenti le apparizioni nei programmi televisivi dagli show di Mina, Corrado e Pippo Baudo ai momenti più autoironici, quelli in cui Gassman passa con la nonchalance dei grandi interpreti dal monologo "Essere o non essere" alla lettura degli ingredienti dei frollini.

La vita privata di Vittorio Gassman

Molto intensa, infine, la sua vita sentimentale, con tre mogli e tre compagne (tutte attrici!), quattro figli e un figliastro. La prima a sposarlo fu Nora Ricci, che gli diede la primogenita Paola, attrice teatrale moglie di Ugo Pagliai. Dopo quelle nozze, sciolte dalla Sacra Rota, sposò la grande star americana Shelley Winters, madre di sua figlia Vittoria. Dalla francese Juliette Mayniel è nato Alessandro Gassmann, mentre la terza moglie, al suo fianco sino alla fine, è stata Diletta D'Andrea, madre di Jacopo (regista). Gassman, inoltre, ha praticamente cresciuto Emanuele Salce, figlio di Diletta e del regista Luciano Salce. Tra le sue relazioni importanti, anche quelle con Anna Maria Ferrero e con la danese Annette Strøyberg.