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Ruggine, la recensione

Gaglianone dirige un film assolutamente non semplice, dalla tematica (la pedofilia) di per sé scottante e, purtroppo, sempre attuale.
A cura di Ciro Brandi
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Daniele Gaglianone è il regista di questo interessante, quanto inquietante, film tratto dal romanzo omonimo di Stefano Massaron e inserito nelle Giornate degli Autori del Festival di Venezia.

Fine anni ’70, in un cortile della periferia torinese, un gruppo di figli di immigrati meridionali trascorre le giornate giocando nel labirintico capannone di una ditta di recupero materiali ferrosi. Sono bambini svegli e, nonostante l’età, sanno guardarsi bene dai pericoli che li circondano. Quando il Dottor Boldrini, un distinto signore, si trasferisce in zona, capiscono di non potersi fidare: ben presto una di loro viene rapita, e mentre gli adulti tentano di incolpare lo scemo del villaggio, i bambini sono convinti della sua innocenza. Diversi decenni più tardi, tre di loro, Carmine, Sandro e Cinzia, ricorderanno quell’estate maledetta  cercheranno di rimetterne insieme i pezzi.

"Ruggine" è un film assolutamente non semplice, dalla tematica (la pedofilia) di per sé scottante e, purtroppo, sempre attuale. La regia riesce a districarsi in maniera non semplice tra i ricordi dei protagonisti, in bilico tra passato e presente, quindi solo verso la fine si riesce a completare il puzzle. Lo stesso regista, però, ha affermato che anche nelle favole che raccontiamo ai bambini spesso c’è la presenza dell’uomo nero, e succedono cose terribili, dunque la sua storia è associabile ad una qualsiasi fiaba in cui c’è la battaglia contro il male che approfitta dell’innocenza infantile.

Gaglianone è attento a non mostrare mai scene troppo forti, in cui vediamo il dottor Boldrini in azione, ma è tutto velato, sfocato, la regia indugia sui suoi occhi folli, i dettagli sono svelati attraverso i suoi monologhi. La vera punta di diamante dell’intero film è il cast. Bravissimi i tre bambini protagonisti Giuseppe Furlò, Giulia Coccellato e Giampaolo Stella. Sensazionale Filippo Timi nei panni del perverso Dottore, eccessivo, folle, cattivo, non fa altro che confermare le sue innegabili doti attoriali di prim’ordine. Rilevanti anche le interpretazioni di Valerio Mastandrea, Stefano Accorsi e Valeria Solarino. Stupenda la fotografia che varia tra le due epoche. L’unico difetto potrebbe essere rappresentato dalla lentezza di alcune scene, ma è assolutamente un dettaglio di poco conto.

Voto: 7 ½

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