Era il 4 giugno 1994 quando Massimo Troisi moriva nella casa di sua sorella Annamaria a Ostia, dove si era rifugiato poche ore dopo la fine delle riprese de Il Postino, il film che gli ha tolto l'ultimo respiro. Non passa anno che ai primi accenni di giugno inizia questo florilegio di ricordi fatti di sketch, interviste, foto, frasi dei film, sue citazioni. Lui che andava fiero di ciò che diceva la gente ai suoi esordi, di quel curioso ‘non saper parlare italiano' che nel tempo è diventato una battuta del suo repertorio.

Morto un Troisi non se ne fa un altro. Il 4 giugno 1994 è una data che ogni anno segna il momento del ricordo, di quando i quotidiani invece di aprire con la cronaca o la politica, dedicarono la prima pagina alla sua prematura scomparsa. "Scusate l'addio" scrisse Indro Montanelli su La Voce, una foto in bianco e nero a fianco a Pulcinella, i mandolini che non suonavano a festa e l'Italia si fermò. Quarantuno anni, un cuore troppo debole, ancora talento da vendere. Il Paese non glielo perdonò, si aggrappò al suo non ci resta che piangere e pianse, come feci anche io, che ero adolescente e quella sera, forse una casualità, ero proprio in un teatro. Il passaparola tra le poltrone, il passaggio dei fazzoletti, le lacrime copiose, miste a incredulità e a un dispiacere profondo, che percepivo a tratti inopportuno. Sembrava fosse morto un parente, solo che ognuno lo rivendicava per sé. La consolazione corale è complicata perché se non c'è nessuno esente dal lutto non c'è nessuno capace di fare da spalla.

In spalla però lo mise Il Mattino, con un ci mancherai. E poi Morto Troisi, Viva Troisi, come il mediometraggio realizzato nel 1982 con gli amici Anna Pavignano (co-autrice dei primi film e grande amore sotterraneo per decenni) e Lello Arena, e un ‘sorriso spezzato', che al suo funerale a San Giorgio a Cremano campeggiava sul volto delle migliaia di persone accorse a dargli l'ultimo saluto. Lui che amava gli assembramenti, essendo nato in una famiglia molto numerosa, si è congedato nel sonno, in quella solitudine che ha rifuggito per una vita, ogni qual volta si trovava in meno di 15 persone in una stanza.