16 Gennaio 2014
10:32

The Wolf Of Wall Street, ovvero ode al “denaro che rende le persone migliori” (RECENSIONE)

Il nuovo film di Martin Scorsese racconta gli eccessi del denaro facile, della droga e della sete di successo con un Leonardo Di Caprio in un’interpretazione estrema. Folle, divertente e pericoloso proprio come gli anni ’90.
A cura di Daniela Scotto

Le indecenti vicende di Jordan Belfort (Leonardo Di Caprio) iniziano alla Scorsese: freeze frames, ralenti, il protagonista che parla di se stesso alternando la propria voce narrante a metacinematografici sguardi in macchina. Ci siamo, ecco un’altra magnifica storia di formazione e diseducazione, siamo pronti ad una nuova appassionante confusione tra eroi e antieroi. Dopo poco arriva la prima frase cult del film (“Il denaro rende le persone migliori”) ed intuiamo che la nostra percezione resterà disattesa.

Nessuna “generazione dei tre niente”, nessuna morale, nessun cattivo e nessun buono: “The Wolf of Wall Street” è un film eccessivo sull’eccesso, un film lungo su dinamiche economiche durate troppo a lungo, un film osceno sull’osceno carnevale degli anni ’90. L’orrendo mondo della finanza creativa si rivela allo spettatore nella sua abiezione più assoluta in un grottesco tourbillon, ma non perché questo o quel broker sia particolarmente privo di scrupoli rispetto ad un altro, ma perché non c’è molto altro da dire su persone che “non creano nulla” e si arricchiscono truffando malcapitati. Quel poco che c’è da imparare, ovvero che a Wall Street servono cocaina, sesso e una grandissima faccia tosta, è affidato al quasi-cameo di Matthew McConaughey (ancora esangue perché contemporaneamente impegnato sul set di “Dallas Buyers Club”) mentore di Jordan, che nell’assurdo dialogo iniziale definisce il tono generale dell’intero film, e cioè il nonsense totale. Non a caso la spalla di Di Caprio è il comico statunitense Jonah Hill, nei panni dell’altrettanto deplorevole Donny, socio fondatore della Stratton Oakmont, la banda di sfigati che da uno scantinato di Ellis Island arriva a dare filo da torcere agli altri lupi di Wall Street.

Leonardo Di Caprio in una scena di "Wolf of Wall Street"
Leonardo Di Caprio in una scena di "Wolf of Wall Street"

Ma quali scioccanti verità può partorire un gruppo di babbei guidati da un carismatico esaltato, che fa presa su di loro insegnandoli la sua stessa brama di danaro e di droga? Nessuna, se non che il denaro, sostanze e donne di ogni tipo sono uno spasso e che c’è chi “sa spendere il denaro meglio degli altri”. Cinematograficamente, non c’è nulla di più divertente della droga raccontata senza tunnel, ovvero per se stessa, come qualcosa che spinge la vita al limite massimo laddove una vita normale non potrebbe mai arrivare. Una delle scene finali sembra dire proprio questo, guardatelo il bravo poliziotto (Kyle Chandler) che ha fatto il suo dovere: se ne torna a casa in metropolitana in mezzo agli altri diseredati. Scorsese in fondo non abbandona il mondo dei gangsters: chi è Jordan Belfort se non un malavitoso dei nostri tempi, anche se non sarebbe capace di ammazzare nessuno né venire a patti con altri malavitosi come lui, d’altra parte nella sua ingenuità non è capace neanche di risparmiarsi la galera. E’ un depravato perché ha tutto, visto che i soldi sono l’unica cosa che gli interessa.

Ci sono due chiavi per giudicare l’interpretazione di Di Caprio in questo ruolo estremo: o ci si affida all’ormai banale “supera se stesso” o andiamo oltre, pensando che Belfort è un se stesso che aveva dentro e al quale ovviamente non può dare sfogo, se solo un po’ ci tiene alla pelle e alla carriera. Ma è dalle prime immagini del film che si ha la sensazione di assistere non ad un’interpretazione ma ad un essere: Di Caprio nei panni di Belfort, con le sue oscenità al microfono, è un’esaustiva e definitiva incarnazione di un’epoca, che aiuta a sostenere i 180’ fino alla fine. Per fortuna il film non prende nessuna virata intimista ma riesce a tenersi su quel tono quasi demenziale che fa di “The Wolf of Wall Street” un assurdo esperimento, quello di raccontare nella maniera più folle possibile le angosce dei nostri tempi, la crisi, i mutui, la povertà agli angoli degli enormi palazzoni che decidono dei destini di milioni di persone perché tanto, è così che vanno le cose.

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1.061 di antofox
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