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22 Febbraio 2016
22:27

“Trainspotting”, il cult assoluto di Danny Boyle compie 20 anni

il 23 febbraio 1996, usciva il capolavoro di Danny Boyle che ha scardinato il cinema britannico e mondiale. Il regista dipinge il mondo di un gruppo di amici borderline con estremo umorismo, inserendoci nelle loro sudice vite, nella follia e nell’assuefazione di menti che hanno scelto liberamente – e felicemente – di drogarsi per evadere da un’umanità che li annoia. Un cult assoluto con Ewan McGregor, Rober Carlyle, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller e Kevin McKidd da applausi a scena aperta.
A cura di Ciro Brandi
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Il 23 febbraio 1996, i cinema inglesi e irlandesi venivano invasi dal potente e crudo “Trainspotting”, capolavoro allucinogeno e delirante di Danny Boyle. Il regista, che due anni prima aveva esordito con “Piccoli omicidi tra amici”, fu colpito dal romanzo omonimo scritto da Irvine Welsh, nel 1993, e decise di portarlo sul grande schermo dandogli la sua inconfondibile impronta. La storia, per chi non la conoscesse ancora, è ambientata ad Edimburgo e ha come protagonisti Mark Renton (Ewan McGregor), ladro per necessità che ha scelto di seguire la strada della tossicodipendenza. Renton trascorre la sua esistenza, ai margini della società con altri amici: il violento e alcolizzato Begbie (Robert Carlyle), l’eroinomane Spud (Ewen Bremner), l’appassionato di Sean Connery Sick Boy (Jonny Lee Miller) e l’onesto Tommy (Kevin McKidd). Attorno a loro, gravitano anche delle presenze femminili e il mondo consumistico che sembra non considerarli minimanente.

La realtà e la crudezza dell’autodistruzione contro la “normalità”

Boyle dipinge il mondo di questi amici borderline con estremo umorismo, cattura la nostra attenzione dal primo fotogramma, inserendoci nelle loro sudice vite, nell’inutilità, nella follia e nell’assuefazione di menti che hanno scelto liberamente – e felicemente – di drogarsi per evadere da un’umanità che li annoia. Il tutto è incorniciato da pezzi straordinariamente azzeccati come “Born Slippy” degli Underworld, “Lust for life” di Iggy Pop e "Perfect Day" di Lou Reed – raccontato con estrema realtà e crudezza, dall’autodistruzione ai tentativi di “liberarsi” dal mostro dell’eroina, senza alcun tipo di pregiudizio o morale da parte del regista, che si mantiene in bilico tra la degenerazione dei protagonisti e la “normalità”(cupa, banale e squallida) rappresentata, per esempio, dai genitori di Renton.

Lo scardinamento del cinema britannico, i premi e il sequel

“Trainspotting” ha scardinato il cinema britannico (ma, indubbiamente, anche quello internazionale) influenzandone notevolmente la produzione, col suo stile veloce, fatto di spirali di delirio e improvvisi cambiamenti di rotta, contrapponendo, costantemente normalità e follia, bene e male, giusto e sbagliato, scolorendone i confini e facendoci dubitare di tutto e tutti. Il film è stato premiato con il BAFTA per la Migliore sceneggiatura non originale, l’Efebo d’Oro ed è stato nominato all’Oscar, sempre per la Migliore sceneggiatura non originale. Il regista Danny Boyle, pochi mesi fa, ha confermato che è in fase di lavorazione un sequel, dal titolo provvisorio di “Porno”, altro romanzo di Irvine Welsh,  in cui tornerà la vecchia squadra, con John Hodge alla sceneggiatura e i quattro attori protagonisti – Ewan McGregor, Ewen Bremner, Jonny Lee Miller e Robert Carlyle – che non saranno più impegnati nel consumo intensivo di eroina, ma decideranno di entrare nel business del cinema per adulti. L’uscita è, però, slittata dal 2016 al 2017.

 
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