Come di consueto, una delle ricorrenze annuali della Mostra del Cinema di Venezia è l'assegnazione del Premio Bianchi, un riconoscimento indetto dal Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (Sngci), con il quale si intendono premiare i rappresentanti più significativi del cinema nostrano. Quest'anno, l'ambito premio è stato assegnato allo storico giornalista del Tg1, Vincenzo Mollica.

La dedica di Vincenzo Mollica

Quando si parla di cronache di spettacolo, tra i nomi che balzano subito alla mente non può non esserci quello di Vincenzo Mollica, uno dei volti iconici del Tg1, che nella sua lunga carriera ha avuto modo di conoscere ed intervistare i più grandi interpreti della musica, del cinema e della televisione internazionale. La presidente del Sngci, Laura Delli Colli ha consegnato il premio al cronista stamane, 3 settembre 2019, dinanzi alla folla urlante dell'Hotel Excelsior, al Lido di Venezia. Una cerimonia toccante, dove il noto giornalista non si è risparmiato nel ringraziare coloro che ha sentito vicini in questo suo lungo percorso:

Una dedica per Andrea Camilleri, che mi ha insegnato molto dell'arte di non vedere, i film si vedono ma si possono anche sentire. L'ultima volta ci siamo dati un abbraccio che non dimenticherò mai, ma voglio dedicarlo anche a Federico Fellini che mi ha regalato pensieri preziosi come: " l'unico vero realista è il visionario" o "non sbagliare mai i tempi di un addio o un vaff… se sbagli anche di un secondo ti si può ritorcere contro".

Il cantore dello spettacolo

Solo alcuni stralci di un ringraziamento lungo e sentito, di un'icona del giornalismo italiano, che nonostante le sue problematiche di salute non ha mai smesso di mostrarsi entusiasta, portavoce di un modo di fare informazione mai eccessivo, sempre pacato, ilare e fin troppo benevolo. Per indicarne questi atteggiamenti fu il critico televisivo Aldo Grasso a creare un neologismo, ovvero"mollichismo". In una recente intervista al Corriere della Sera, Vincenzo Mollica ha parlato di sé, del suo lavoro, della sua famiglia. Si è soffermato a raccontare del Morbo di Parkinson di cui è affetto, del diabete che lo accompagna da anni, ma soprattutto della sua quasi completa cecità. Un'oscurità solo fisica che, se già aveva dimezzato la sua visione del mondo sin da ragazzino, con il passare degli anni ha raggiunto la totalità del suo sguardo. Eppure, questo non gli ha impedito di continuare a parlare di spettacolo, non gli impedito di essere uno dei giornalisti più amati della Tv, uno dei più longevi in fatto di permanenza sul piccolo schermo, che ha parlato di arte e spettacolo ad intere generazioni, con il suo modo e la sua voce inconfondibili. Un amatore delle arti sceniche tanto da decantare le lodi di questo o quell'altro artista, esaltandone ogni qualità, ed è lui stesso ad apostrofarsi sulle pagine del noto quotidiano: "Omerico non fui per poesia ma per mancanza di diottria", e non si può che concordare con questa altisonante affermazione.