La premiere del terzo film da regista del grande Carlo Verdone si teneva a Milano, esattamente, il 19 gennaio 1982. La pellicola racconta la storia di Sergio Benvenuti, un giovane romano  che trova lavoro come venditore porta a porta per una casa editrice. E’ contento anche perchè, così, forse potrà sposare la sua storica fidanzata, Rossella. Il lavoro, però, non ingrana e l’uomo chiama la sua collega Nadia, fan di Lucio Dalla e molto più brava di lui, per chiederle aiuto. I due si danno appuntamento da un cliente, l’architetto Manuel Fantoni, ma l'indomani, però, Sergio si trova da solo davanti alla sua abitazione, mentre Nadia è in fila per comprare dei biglietti per il concerto di Dalla. Intanto, Sergio conosce Fantoni, incallito playboy che gli racconta tutta la sua avventurosa vita, ma improvvisamente la loro conoscenza è interrotta dalla polizia che arresta l’architetto. L’uomo, prima di andare via, da le chiavi della sua casa al venditore, chiedendogli di prendersene cura. A quel punto, Sergio si fingerà Fantoni per fare colpo su Nadia ma, tra situazioni surreali, bugie e imprevisti, dramma e commedia, il regista ci guiderà verso un finale dolceamaro.

L’abbandono delle macchiette e la voglia di evasione.

“Borotalco” è il terzo film da regista di Verdone, dopo i grandi successi di “Un sacco bello”(1980) e “Bianco, rosso e Verdone”(1981). La pellicola se ne discosta totalmente perchè Verdone abbandona i personaggi “macchietta”, o parodici, per tenersi sempre nella cornice della commedia, ma dandoci un quadro altamente reale della situazione sociale e sentimentale di quell’epoca. Il regista porta sul grande schermo la frustrazione della ricerca di un lavoro; la voglia di evasione da un contesto sociale insoddisfacente; un amore fugace e mai andato in porto che da più emozioni di quello più “stabile” e avviato verso il matrimonio e un finale che lascia aperta la porta, ma non da certezze. I protagonisti principali, Carlo Verdone/Sergio ed Eleonora Giorgi/Nadia sono godibilissimi nei rispettivi ruoli, sospesi tra ciò che è reale e ciò che non lo è, avviandosi in un percorso a spirale che alla fine farà sciogliere le maschere di cera. Naturalmente, l’elemento comico è dato dagli equivoci e dalle situazioni imbarazzanti che si creeranno nel corso dei 97 minuti del film, sostenute dalla recitazione nervosa e ingenua di Verdone, dalla freschezza di quella della Giorgi e dagli altri bravissimi attori secondari come Mario Brega (Augusto), Isa Gallinelli (Valeria) e Angelo Infanti (Manuel Fantoni). E’ impossibile non citare anche i ruoli di Christian De Sica, nella parte del ballerino Marcello e una comparsata di una giovanissima Moana Pozzi, nei panni di un’amica straniera di Fantoni.

La colonna sonora degli Stadio e Lucio Dalla e i premi.

Tra i punti di forza del film c’è, naturalmente, anche la colonna sonora deglI Stadio e Lucio Dalla, che portarono a casa un David di Donatello e un Nastro d’Argento per la Migliore colonna sonora. In realtà, “Borotalco” ha vinto ben 5 David (Miglior film, Miglior attore protagonista a Carlo Verdone, Migliore attrice protagonista ad Elenora Giorgi, Migliore attore non protagonista ad Angelo Infanti e Miglior colonna sonora); 2 Nastri d’Argento (Migliore attrice protagonista ad Eleonora Giorgi e Miglior colonna sonora); 1 Grolla d’Oro ad Eleonora Giorgi, sempre come Migliore attrice.