La grande corsa di La La Land verso gli Oscar è iniziata, ancora una volta, da Venezia. Sono tre anni che dal festival italiano esce il vincitore degli Oscar (prima Gravity, poi Birdman e poi ancora Il Caso Spotlight), qualcosa di più che un caso, e adesso La La Land, dopo la presentazione al Lido a Settembre e pochi giorni fa il trionfo ai Golden Globe, si avvia a giocarsi le sue carte per il premio più ambito nella serata del 26 Febbraio. Amato dalla critica, adorato dal pubblico (si avvicina a incassare il triplo del proprio budget) tra poco, il 26 Gennaio, esce anche in Italia, non a caso a ridosso dell’annuncio delle nomination su cui molto si conta.

In anni in cui sembra che i film più amati siano quelli che più fanno volare con la fantasia verso universi paralleli, futuri distopici, quartier generali di supereroi o antri di mostri, La La Land è un capolavoro del vintage attualizzato, un film che appare come quelli di ieri ma ha tutto il sapore di quelli di oggi. Due star emergenti come Ryan Gosling ed Emma Stone, abbigliati come fossero negli anni ‘40 ma calati nel presente, ballano e cantano su musiche “da musical”, però composte oggi, orecchiabili e modernissime. Bello dinamico e potente, qualcosa di classico e moderno al tempo stesso come un gilet portato su camicia con maniche arrotolate. Ma c’è anche molto di sognante, sembra di essere a tratti in Un Americano a Parigi o in Cantando Sotto La Pioggia con l’immortale Gene Kelly e Leslie Caron a duettare.

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Il romanticismo di ieri nel mondo di oggi.

E proprio dal passato viene anche l’altro elemento che fa la differenza in questo film scritto e diretto dal medesimo autore di Whiplash, il piccolo film indipendente che aveva fatto parlare tantissimo di sé e fruttato un Oscar a J.K. Simmons come miglior attore co-protagonista. In questa storia moderna ma dotata del tocco gentile e solare dei film dell’età d’oro di Hollywood c’è anche un’idea di romanticismo demodè e contagiosa. Come si può essere oggi, romantici come lo si era una volta? A questa domanda risponde il film, senza nostalgie, senza rimpiangere il passato o rimetterlo in scena, trovando invece il modo di renderlo moderno. L’unicità di un film simile, così solare, gioioso e appassionante, in un’offerta cinematografica in cui la gravità, il destino del mondo e l’amore infelice sono la regola, è un elemento distintivo che rende La La Land, fin dai cartelloni, subito unico.

Al centro di tutto c’è un’aspirante attrice che passa di provino in provino e un pianista che sogna di aprire un locale jazz si conoscono e si innamorano con una lentezza e un corteggiamento cui non siamo abituati. L’intreccio sarà tutto giocato su come poter mantenere saldo il loro rapporto e allo stesso tempo inseguire i propri sogni e il proprio talento. Infatti molto della modernità del film sta nell’affrontare uno degli argomenti più sfruttati per la narrazione televisiva dei talent show, quello dei grandi domani, dei provini, del talento da far emergere, della passione profusa nell’arte, delle persone che non sono nessuno ma hanno in sé il potenziale giusto per sfondare.

Un musical che attinge ai talent show televisivi.

Da X-Factor a The Voice, da Masterchef fino ad Amici di Maria De Filippi, la storia dei concorrenti dei talent di successo è sempre quella di qualcuno che ha un grande potenziale ma che deve allenarsi e impegnarsi per realizzare il proprio sogno. Sia che i giudici siano 4 chef stellati o alcuni dei musicisti più noti, le storie che vediamo non si discostano mai troppo dal background dei personaggi di La La Land. Emma Stone si trova a doversi “esibire” più volte davanti a dei “giudici” durante i provini che fa, con quel misto di emozione, foga e sfortuna che spesso è presentata nelle selezioni televisive, mentre Ryan Gosling deve scegliere se rimanere fedele alla propria anima jazz o cedere all’industria e fare musica popolare con John Legend (che interpreta un personaggio che è quasi se stesso).

Quella del film è ovviamente la forma più nobile possibile del concetto di cui i talent spesso abusano e che ritroviamo ora al cinema anche in un film come Sing. Non la pretestuosa esposizione di talenti che non necessariamente sono tali, ma devono diventarlo perché il programma abbia un senso, ma una storia finta in cui due vere promesse si dividono tra il proprio amore cullato e nutrito e un fuoco sacro che gli brucia dentro per il quale forse devono rinunciare a tutto. Chi ha visto Whiplash poi sa che per Damien Chazelle non c’è via di mezzo, che raggiungere i propri obiettivi è una cosa seria davvero, per la quale magari può anche valere la pena calpestare un amore.

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