Unposted non è un brutto film. È solo etichettato nella maniera sbagliata. Non è un documentario, cioè un film in cui un documentarista raccoglie materiale e ricostruisce, dal suo punto di vista, degli eventi o un personaggio. Chiara Ferragni – Unposted è quasi il contrario, un grandissimo servizio televisivo, fatto molto bene, curatissimo dal punto di vista tecnico, scorrevole, ben girato ed emotivamente calibrato, pieno di contributi, immagini azzeccate e interviste ad esponenti di primo piano dell’industria della moda, che ha il fine di pubblicizzare la maniera in cui Chiara Ferragni vede Chiara Ferragni.

Chiara Ferragni – Unposted non è un documentario

È stata lei stessa, durante le interviste per Unposted, a spiegare come in fase di montaggio sia stata accanto alla regista Elisa Amoruso per decidere quali brani delle interviste tenere e quali no. Cioè il soggetto ritratto che collabora alla sua creazione decidendo cosa di sé debba rimanere fuori e cosa dentro, qualcosa di perfettamente legittimo nel momento in cui si parla di un servizio o una pubblicità, ma di impensabile e assurdo se lo si vuole etichettare davvero come “documentario”. E questo senza nemmeno cominciare ad entrare nel terreno delle interviste che puntellano Unposted, in cui chi parla sembra quasi sempre leggere un comunicato stampa e in alcuni casi proprio adotta un lessico da spot.

Le prime immagini Unposted sono le più rivelatorie di tutte: la madre di Chiara Ferragni, come molti genitori, filmava le sue figlie da piccole, come pochi genitori però le filmava tantissimo, da quando erano piccole fino all’adolescenza, nelle feste comandate e nelle vacanze, le faceva parlare e ha conservato una grandissima mole di video familiari. Così si apre il film, con alcuni di questi video che, nelle mani di un documentarista indipendente, sarebbero stati forse la pietra angolare di tutto, la parte più interessante. Perché che la persona che ha cambiato la maniera in cui è possibile lavorare e gestire la propria immagine e creare un business grandissimo su di essa in autonomia, sia stata filmata fin da quando era piccola, sviluppando un’evidente confidenza con l’obiettivo, ha del clamoroso.

L'America di Chiara Ferragni è internet

Unposted tratta la cosa come una curiosità invece e subito dopo parte ad occuparsi, nell’ordine, della storia professionale di Chiara Ferragni, dei primissimi esperimenti online, poi il blog The Blonde Salad, la reticenza nei confronti del mondo della moda e l'ascesa sui social fino all'impero Ferragni da 17 milioni di followers. In seguito passa a raccontare la sua famiglia, la vita prima di essere un’influencer, per poi passare al cyberbullismo e all’odio online di cui è costantemente vittima. Infine l’amore con Fedez, il matrimonio e la nascita del figlio Leone. In mezzo sprazzi di questioni messe sotto il tappeto (come il fatto che ad un certo punto c’è stata una questione spinosa con un suo socio ed ex fidanzato, che avrebbe tentato di prendersi le sue società) e molto culto del successo americano.

Unposted è una celebrazione molto americaneggiante di Chiara Ferragni, la sua narrazione della propria vita, quella di una ragazza dalla grande forza di volontà che senza l’aiuto di nessuno, in un mondo ostile come quello della moda, si è fatta strada grazie alle possibilità della tecnologia digitale. La terra delle opportunità per Chiara Ferragni però non è stata l’America, bensì internet, e la sua impresa non è avvenuta in un garage.

Elisa Amoruso è l'unica vera traccia di cinema

Questo film che sa essere divertente a suo modo e riesce a trovare ogni tanto qualche scampolo di interazioni reali, è per il resto totalmente piegato sull’estetica di canali tv come E! Entertainment, mette in fila interviste e contributi di parenti, amici, soci e partner commerciali, che esaltano la protagonista, parlano bene di lei e ne accrescono il mito. Al netto dell’incredibile capacità imprenditoriale di Chiara Ferragni, dell’indubbio successo e dell’ancora più indiscutibile capacità di aver intercettato tutti i cambiamenti fondamentali dei nostri anni per tempo, Unposted scavalca i fatti e come le migliori pubblicità vende Chiara Ferragni. Vende il suo mito, che è nelle sue parole raggiungibile da tutti, vende il suo mondo dolce e delicato, sensibile e a suo modo fragile, vende la sua personalità sempre ottimista, con un bel sorriso di fronte alle avversità e rapporti fantastici con tutti i dipendenti. Vende insomma un piccolo universo che è l’idealizzazione della realtà. La vita perfetta.

Al netto di tutto questo ci sarebbe allora da chiedersi come mai una tra le influencer di moda più più famose del mondo, cioè una persona già dotata di un uditorio immenso, decida di impegnarsi per un documentario su di sé. È probabile che Unposted, anche nella migliore delle ipotesi, venga visto da molte meno persone di quelle che ogni giorno vedono i post o le storie di Chiara Ferragni. E di certo ha richiesto più lavoro. Però è anche vero che quel che la regista ha fatto nessun post lo può fare. Elisa Amoruso, conoscendo il cinema e sapendo gestire molto bene l’arte del racconto per immagini e quella del montaggio, ha creato l’epica della storia di Chiara Ferragni. E questo, ad oggi, solo il cinema è capace di farlo.